La non concorrenza che uccide gli stimoli

La non concorrenza che uccide gli stimoli

Solo su un aspetto la politica di mercato del Bologna è rimasta ancora fedele al modello corviniano: la difesa dell’unicità di Destro nello scacchiere offensivo. “Non ho preso altre punte per non opporgli concorrenza interna”, disse ancora agli albori della sua breve parabola bolognese Pantaleo Corvino. E questo indirizzo è rimasto intatto, miracolosamente custodito persino dai suoi oppositori d’allora. Guai a parlare di un attaccante con le stesse caratteristiche di Destro. A Casteldebole, al massimo, si favoleggia di figure complementari e alternative. E il motivo è semplice: il terrore di vedersi offuscare un investimento da 10 milioni supera i benefici ipoteticamente portati da un altro attaccante vero. Ma questo, finché Destro non torna a segnare, è un meccanismo che conduce solo alla paralisi.
A pensarci bene, nemmeno uno come Di Vaio, 65 gol in quattro stagioni e 94% di presenze effettive, godette di un così considerevole apparato di protezione tecnica. Ogni anno, puntualmente, gli venivano affiancate nuove punte (Osvaldo, Zalayeta, Acquafresca) e nessuno eccepiva sulla questione della concorrenza interna: Di Vaio risolveva il problema segnando, e ai concorrenti non toccava altro che fare lo stesso, o andarsene. Se a Destro si continua a non opporre l’ombra di uno stimolo, se il posto da titolare sarà suo per tutta la durata del suo (ricco) contratto, è ben difficile che un allenatore abbia alternative credibili. Forse si può credere che Petkovic potrà incarnare questo ruolo, ma è una pia illusione immaginare dieci gol in Serie A, da un attaccante che a stento ne faceva in Serie B. E per toglierci ogni dubbio, abbiamo appena saputo della sua spalla malconcia. Ma del resto, l’adagio degli ultimi diciotto mesi è sempre quello: vietato fare concorrenza a Mattia. A quando la liberalizzazione della licenza d’attaccante?

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