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La retrocessione del Carpi insegni a non rischiare

Quattro punti più del Carpi (retrocesso), diciannove meno del Sassuolo (in odore d’Europa). L’ago del Bologna ora pende più verso la B che verso l’Europa, e questo nonostante Saputo abbia già stanziato il 70% del suo capitale sul piano triennale che s’era dato (cfr: “Progetto triennale da 100 milioni”, nella prima intervista da presidente in pectore di Saputo, settembre 2014). La traduzione, sul piano pratico, è che sotto il decimo posto, che ti chiami Bologna o Carpi, che tu spenda come il Bologna o come il Carpi, un piede in B rischi sempre di mettercelo. La sottile differenza è così evidente che la classifica ce lo ricorda ad ogni sguardo: 4 punti di distanza tra la B e il quattordicesimo posto.
Un pareggio e una vittoria in meno, e il Bologna raggiungeva l’Entella. A dir il vero, i numeri con cui il Bologna ha chiuso la stagione potevano farne una perfetta candidata per la retrocessione, con il peggior attacco d’Italia e il capocannoniere di squadra fermo (non solo per colpa sua) a 8 reti. Ecco perché Fenucci ha ragione quando dice che il prossimo direttore sportivo avrà un compito difficile: dovrà abbassare questo enorme tasso di rischio con ancora meno risorse di prima.
Va detto, però, che il Bologna 2015-16 non ha ancora scoperto realmente tutto il suo potenziale: due terzi delle risorse investite sul mercato (Rizzo-Donsah-Destro) non sono riuscite né collettivamente né singolarmente a superare il 60% dei minuti a disposizione. Colpa di guai fisici, soprattutto. E quindi l’esame del loro potenziale non può che essere rinviato. A patto di costruire attorno a loro una corazza più solida. Il Carpi retrocede per un errore dal dischetto di Mbakogu. Non si metta anche il Bologna nelle stesse condizioni.

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