Sempre e Comunque
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La ricostruzione è ancora in atto

Nella settimana di orgoglio cittadino per coreografia e salvezza, una frase di Claudio Fenucci è passata rapidamente in archivio. La riproponiamo qui, per ragionarci un po’ sopra. Quando l’amministratore delegato dice (come sempre non a caso) che il prossimo direttore sportivo del Bologna “non avrà vita facile perché le risorse sono già state impiegate in maniera consistente nell’anno passato” racconta un fatto noto a tutti: dopo un necessario anno di riavvio (e i decolli, come si sa, sono la parte più onerosa nel lancio in orbita) il Bologna 2016-2017 sarà il primo dell’era Saputo costruito con i soldi delle cessioni. Nessuno scandalo in questo. Anche perché, se non avverranno, sarà lecito interrogarsi sull’intenzione di migliorare effettivamente il tasso tecnico della squadra.
Donadoni questa preoccupazione l’ha già fatta trapelare urbi et orbi su Sky (“se vogliamo fare un passo avanti negli obiettivi bisogna intervenire”) e quando parla Donadoni, anche in questo caso, ogni parola pesa come la Cassazione. I dubbi di Donadoni (se non li avesse avuti, del resto, difficilmente si sarebbe potuto esprimere così) sono le legittime richieste di un allenatore che non si accontenta di replicare un campionato da 41 punti, nel quale per salvarsi è bastato accumulare il 73% del bottino nel 47% delle giornate a disposizione. Ma di mezzi campionati, appunto, né lui né la tifoseria vorrebbero più sentir parlare. Il “consolidamento della categoria”, insomma, non potrà più essere uno slogan spendibile come lo era stato un anno fa, anche se verosimilmente non si potrà pretendere piazzamenti europei finché il Dall’Ara non sarà in condizione di ospitare gare internazionali. E anche qui, la partita impone molta pazienza.
Donadoni e il futuro diesse, dunque, dovranno essere i devoti Caronte di un Bologna nel limbo, da salvare senza ambizioni oltre la parte sinistra della classifica, in attesa di prospettive più certe su infrastrutture e nuovi potenti investimenti nell’area tecnica. Ora, se il progetto prevederà Walter Sabatini, tanto meglio. Ma oggi, con tutti i condizionali posti dalla contingenza e dallo stesso Fenucci (vedi citazione d’apertura), è lecito dubitare che venga allestita un’area tecnica così ambiziosa, per inseguire obiettivi che invece, giocoforza, ambiziosi non possono ancora esserlo. La figura di Sabatini mal si accorda con quella del silente traghettatore, Donadoni con quella del gestore di salvezze tranquille. Ma questo, nei fatti, è ancora quello che può promettere questo Bologna in graduale ricostruzione. O si adattano loro, o si adatteranno i tifosi. 

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