La terra dei Lumi?

La terra dei Lumi?

Dunque esiste ancora, per di più nella patria apparente dell’Illuminismo, la possibilità che nel 2017 un calciatore venga cacciato dal suo posto di lavoro per frasi vecchie di anni. Non consola che il calcio sia tutto un unico grande paesone. Semmai, se non guadagnasse abbastanza da non aver bisogno di manifestazioni affettuose, verrebbe voglia di dare una carezza ad Anthony Mounier, ultima vittima dei berci e dei latrati di un mondo in crisi di valori, che esercita le proprie residuali facoltà democratiche nelle sedi sbagliate, e dimentica di pretendere i propri diritti altrove. Il calcio, come lo conosciamo oggi, è l’ultima sede in cui far valere la massa come nucleo di forza, la sola chiesa rimasta dove si fa professione di fede, il punto estremo in cui rifugiarsi per poter esprimere opinione. Poca meraviglia, quindi, che questa concentrazione di volontà frustrate dia luogo, come successo in Francia, a episodi come quello patito da Mounier. Il quale invece, a Bologna, ha sempre dimostrato uno spirito da onesto lavoratore, riconosciuto persino da chi, come Donadoni, lo aveva di fatto escluso dalle proprie scelte tecniche. Nessuno scende più in piazza per i diritti (non diciamo le idee, per carità), ma organizzare un movimento popolare contro un calciatore, reo di aver dissacrato il nome di una squadra, sì, è un’operazione a quanto pare assai semplice. E se si trova una società che asseconda la richiesta, il gioco è fatto: la democratica tirannia degli ultrà (in questo caso francesi) ha ottenuto il suo scopo. Non sarà mai troppo tardi quando il calcio tornerà a essere quello che era alle origini: uno spettacolo della domenica alternativo a tanti altri. Non lo sfogatoio di un esercizio del potere che i tempi moderni (e alcuni partiti stellati) ci hanno illuso potesse stare in pochi centimetri di vetro e microchip.

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Foto: asse.fr