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La vera sminuzzaglia sono i diritti TV

La vera sminuzzaglia sono i diritti TV

Nella guerra della sminuzzaglia, come Aurelio De Laurentiis ha definito implicitamente il Bologna, bisognerebbe dosare l’indignazione con parsimonia. Orgoglio e nostalgia dei bei tempi andati, in questo caso, possono giocare brutti scherzi, e si rischia così di abbaiare contro il dito, anziché guardare alla luna, che è il vero obiettivo. La reazione più ascoltata, in queste ore, cavalca i sette scudetti contro due, che sarebbero pure otto, se fosse stato assegnato al Bologna anche quello del 1927. Possiamo sfogliare il palmares all’infinito, ma la sminuzzaglia non cambia: De Laurentiis parla così perché il sistema che regola il rubinetto dei diritti televisivi lo autorizza. Sulla storia sportiva, infatti, l’arbitrio della Lega impone il conteggio delle vittorie dal girone unico, ovvero dal 1929 in avanti. E qui, perlomeno, la quantità di soldi delle televisioni che discendono su Napoli e Bologna in base a questo parametro non è così distante: 4,6 contro 4,2 milioni. Un sostanziale pareggio.
Il vero problema, e qui davvero bisognerebbe indignarsi, non per la “sminuzzaglia” che è poco meno di un calembour, è la spartizione dei soldi in base al bacino d’utenza. Su questo parametro pascolano da anni società come il Napoli, a cui spettano 22 milioni (dati dell’anno scorso) in base alla propria mole di sostenitori, individuati demoscopicamente. Il Bologna, che pure partecipa alla Serie A con le stesse regole, gioca lo stesso numero di partite, è tenuto a tesserare gli stessi giocatori, ottiene dai propri tifosi solo 3,6 milioni.
Nel distribuire sulle venti squadre di A le risorse televisive, la Lega considera più importante il bacino di pubblico (30% della torta) rispetto al risultato dell’ultimo campionato e degli ultimi cinque messi assieme (20%). Si tratta di un sistema sbilanciato sulla “demografia” del tifo, sostanzialmente immutabile anziché sul merito: per sua natura, un sistema del genere è disincentivante alla competizione.
Questa è la vera battaglia di indignazione da percorrere. Chi si indigna per la sminuzzaglia di De Laurentiis non fa che cadere nel tranello: distrarsi, come promuove da venticinque anni una certa televisione, significa fare il suo gioco e quello delle sette squadre che, da sole, controllano il 60% della ricchezza del calcio italiano.

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