Sempre e Comunque
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Nagy:

L’attimo prima del decollo

Un Bologna che tiene in scacco l’Inter per un tempo, ha poco da spartire con il Crotone o con il Pescara. La Serie A a diciotto squadre invocata da Lotito e altri presidenti forse è l’approdo naturale per scremare la qualità e innalzare il livello medio degli incontri. Nel dubbio, il Bologna si è già messo dalla parte dei buoni, alla faccia di chi, una settimana fa, lo definiva minuzzaglia.
Tolti la Juventus e il Napoli, in questo campionato non si vedono squadre necessariamente imbattibili. E dunque il Bologna ha il dovere di provarci fino in fondo, rompendo l’autolimitatore che prudenzialmente la società aveva fissato attorno al tredicesimo posto. Aver conquistato il 25% dei punti salvezza nel 15% delle partite non è aver fatto il grosso del lavoro, ma solo l’inizio. Qui sta la capacità della dirigenza di tenere alte le aspettative, in una piazza che da anni vede e rivede il solito copione cadenzato: partenza lenta, ripresa autunno-invernale, crollo primaverile.
Sarà poi interessante vedere come Saputo affronterà un eventuale campionato exploit: dovesse arrivare l’Europa, cosa succederà? Il progetto stadio subirà una decisa accelerazione? La società investirà nella costruzione di una rosa competitiva a dispetto di un budget già ampiamente eroso? Domande lecite, cui è altrettanto lecito aspettarsi altrettanti sì. Saputo ci sta abituando, con la sua presenza molto più che discreta, quasi invisibile, che si può fare calcio anche senza protagonismi e senza sbattere in faccia al mondo intero i propri aumenti di capitale.
Ora che tutto va bene, però, dateci un tema diverso dallo stadio su cui dibattere. Bologna è stata abituata per trent’anni a non vedere più avanti del proprio naso; e l’urbanistica dei portici, che impediscono di alzare lo sguardo al cielo, contribuisce da secoli a quest’attitudine, non solo sportiva. Se si deve cominciare a pensare in grande, invece, facciamolo. Ma non traditeci con la solita maledetta primavera.

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