A Milano è nato un altro Bologna

A Milano è nato un altro Bologna

Confrontiamo il percorso delle prime sedici giornate con quelle dell’anno precedente, e non solo attraverso la classifica, che oggi dice ventuno punti, e un anno fa diciassette. Nel 2016-2017 il Bologna si astenne dallo scendere in campo almeno in cinque occasioni: Torino-Bologna (5-1), Bologna-Genoa (0-1), Bologna-Fiorentina (0-1), Roma-Bologna (3-0), Bologna-Atalanta (0-2). Il sapore asprigno della scorsa stagione, insomma, era già tutto in questo primo scorcio di campionato, che di soddisfacente offrì solo l’avvio (10 punti in sei partite), lasciando le successive 28 giornate ad arrancare alla media di un punto a partita e spiccioli. Ecco perché possiamo dirci moderatamente ottimisti sul fatto che, pur sconfitto dal Milan peggiore degli ultimi vent’anni, il Bologna di oggi non è nemmeno lontano parente di quello di un anno fa.
Non bastassero i numeri a dimostrarlo, lo suggeriscono le prestazioni. Mai una volta, quest’anno, la squadra ha rinunciato a giocare una partita. Mai una volta è stata sottomessa in maniera evidente dall’avversario. Mai una volta la gara s’è chiusa in anticipo. Tutto questo, senza contare sull’apporto dei due giocatori più costosi della campagna acquisti (Falletti e Avenatti) né sul contributo realizzativo di Destro, ancora fermo a due reti simboliche (un anno fa erano il doppio). Sedici giornate senza aver mai calcolato i punti di vantaggio sulla terzultima possono dirci che qualcosa sta cambiando. Non siamo ancora in odore d’Europa – non avremmo nemmeno dove giocarla, del resto – ma siamo già lontani dal puzzo di stantìo di un anno fa. Chi voleva la testa di Donadoni dopo la quarta sconfitta consecutiva si faccia avanti per non perdere il diritto di prelazione.

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Foto: bolognafc.it