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Amadou Diawara

Non ci si illuda, Diawara sarà venduto

Da quando le comproprietà sono sparite, fortuna nostra, dal calciomercato, il mese di giugno è un mare in secca. Nessuna trattativa in vista, a meno che non si parli di svincolati. Eppure le campagne abbonamenti, come quella del Bologna, spesso sono già state varate. In pratica, una società come la nostra vende un prodotto a scatola chiusa, ma questa è anche la componente più irrazionale del calcio, che tocca le corde della fede cieca, dell’esserci ad ogni costo.
In realtà, il mercato senza comproprietà impone una domanda di carattere pratico: ha senso, con tre mesi e una settimana di sosta del campionato, tenere una finestra di calciomercato aperta (ufficialmente) due mesi? La risposta è ovviamente negativa. Il giorno in cui la Lega Calcio capirà che il mercato va chiuso in prossimità della partenza dei ritiri (quindi a metà luglio), sarà sempre troppo tardi. Bisogna adeguarsi ai calendari europei, si dirà.
E allora limitiamo la finestra “corta” ai soli trasferimenti italiani, lasciando aperta la possibilità ai mercati europei. In questo modo, si favorirebbe pubblico e lavoro delle società, si limiterebbe la strategia dei procuratori e si eviterebbe di arrivare a formare le squadre alla seconda giornata di campionato già giocata. In questo senso, l’attendismo del Bologna è pienamente comprensibile. Così pure la pretattica allestita attorno a Diawara: “Non abbiamo bisogno di venderlo” scolpisce su ogni parete Bigon, riecheggiato da Fenucci.
Non ci si illuda: Diawara sarà venduto, altrimenti non si spiegherebbero i febbrili colloqui di questi giorni, non solo col suo procuratore, ma soprattutto con i possibili acquirenti, Napoli e Roma in testa. Diawara è un giocatore con i bagagli pronti, tanto che non ha ancora trovato un accordo per il suo adeguamento contrattuale a Bologna. Ma nulla ora autorizza a lanciare segnali d’allarme sul mercato immobile di Bigon.
È la stessa situazione dell’anno scorso, con molti denari in meno.

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