Difficile ma non impossibile, tra i pensieri di Verdi c'è anche quello di restare a Bologna

Non importa chi parte, se restano alte le ambizioni

Rassicuriamo subito, se mai servisse: Simone Verdi non andrà via a gennaio. Forse a giugno, ma tanto poco cambia. E ora, di fronte alla cruda verità, si faccia avanti chi sperava di vederlo incanutirsi in rossoblù. Quello che Joey Saputo ha placidamente ammesso invertendo la regola non scritta che a Natale si fanno regali, e non si preannunciano sacrifici, era già stato detto agli inizi della sua avventura bolognese: “La crescita del club passerà dalla valorizzazione dei giovani”. Valorizzare implica vendere. Crudo, ma vero. Pensare che i 15 milioni di Diawara abbiano risolto questo capitolo sarebbe ingenuo. Con un’esposizione di oltre 80 milioni di euro (questo, su per giù, il buco di bilancio degli ultimi tre anni, sempre ripianato a colpi di aumento di capitale), il Bologna avrà ancora una lunga strada prima di evitare i cosiddetti “sacrifici necessari”.
Ma quando dal necessario si passa all’inevitabile? Quando si creano due condizioni: a) il valore del calciatore cresce verticalmente nel giro di un anno o due, moltiplicandosi di dieci o venti volte b) quando questo innalzamento non lascia intravedere ulteriori margini altrettanto soddisfacenti. In presenza di questi due criteri, e ovviamente in presenza di un’offerta credibile, ecco che arriva il momento di cedere. Per Diawara è accaduto dopo undici mesi di permanenza. Per Verdi potrebbe accadere dopo due anni. Meravigliarsi o indignarsi serve a poco. Delle due l’una: o si crede che Saputo sia venuto in Italia per filantropia, o si attende che questo lungo periodo di assestamento passi, consentendo la gettata di quello strato di cemento necessario alle fondamenta. Alla Juventus, che lotta stabilmente per lo scudetto e per la Champions, non si sollevano polemiche, di norma, sulle singole cessioni, ma si guarda alla campagna acquisti. Si giudicano le ambizioni dagli investimenti. Lentamente, diventeremo anche noi – si spera – una piazza in cui conterà di più chi arriva, rispetto a chi parte. E’ solo questione di tenere alte le ambizioni, non solo a parole.

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