Maietta:

E ora non fermiamoci a fare selfie

Venti punti in quattordici giornate. Siamo stati talmente affamati da un’epopea a breve termine che ci ha abituato a perderne scientificamente una su due (ora la media s’è un po’ allentata, ma siamo sempre lì) da sembrarci miracolosa una media punti da 1.42, che proietterebbe il Bologna alla fantasmagorica cifra di 54 punti finali, appena tre in più del vituperato Pioli edizione 2011-2012. Vituperato per eufemismo, e per tacere del suo presidente d’allora, che resta quello che ha messo la firma sul campionato più vincente degli ultimi dieci anni (eh sì, ma qui a ricordarlo si passa per nostalgici e noi non vogliamo). Venti punti sono una manna, e meritati sono gli osanna, che ora piovono anche dai media nazionali. Bene così. Ma è tale il timore che questo generi quella pianta non rampicante eppur tanto simile alla gramigna, che è l’alloro, su cui volentieri tanti si sono già adagiati mollemente, che non indugerei troppo a contemplare la classifica. Piuttosto, cerchiamo di nobilitarla ancora un po’, evitando scivoloni come quello del 2-3 con il Crotone e similari.
Il Bologna non è la nuova Atalanta, non gioca come l’Atalanta di un anno fa, non ha nemmeno lontanamente i punti dell’Atalanta dell’anno scorso. Ma se vogliamo diventare una grande piazza come forse Bergamo ambisce a diventare, bisogna evitare, tifosi in primis, l’effetto sazietà che le piccole vittorie generano sempre nel breve termine. Se il Bologna ha l’ambizione di arrivare nono, oppure ottavo com’è ora, pensi subito a come vincere col Cagliari e a come non perdere a Milano contro il nuovo Milan di Gattuso. Si confronti con le grandi da pari, e non da vittima designata che esulta se la sconfitta non arriva. Il salto di qualità è qui. È nella cultura dell’esultanza, più che nell’assuefazione della mediocrità. Non facciamo sentire i calciatori degli eroi per aver battuto 3-0 la Sampdoria. Eroi saranno se a fine campionato avranno ottenuto 50-55-60 punti. Sabato hanno allestito semplicemente una bella partita, di cuore, di carattere, di volontà, nulla più. E hanno restituito un acconto delle infinite amarezze degli ultimi due campionati. La strada è lunga. Non fermiamoci a fare selfie al primo accenno di bellezza incontrato per la via.

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