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Saputo conquistato da Inzaghi, la firma di Pippo dopo i playoff di Serie B

Quel che un sei a zero non dice

Il sei a zero di Napoli colpisce tutti i tifosi del Bologna, ma soprattutto una categoria: quella che ancora crede che nel calcio i soldi siano la promessa di immediati risultati sportivi e che la loro profusione autorizzi qualsiasi scelta dirigenziale. Nel lungo termine è vero senz’altro. Nel breve, è il più atroce degli inganni. Per cominciare a vincere in Italia e in Europa, Massimo Moratti ha impiegato tre lustri e ha avuto bisogno del più potente ribaltone politico avvenuto nel calcio nazionale. E i debiti generati da tre anni vissuti sul podio costano oggi nuove stagioni di chiari di luna.
Se settanta milioni spesi in quindici mesi non sono un vaccino contro le figuracce sportive, bisogna allora cominciare a chiedersi laicamente come Saputo ha inteso e intenderà organizzare la sua società. Però con una premessa metodologica: se vale il criterio “Saputo mette soldi, faccia quello che vuole”, il discorso finisce subito. Se invece fingiamo, come succede sempre parlando di società di calcio, che il Bologna sia un’azienda pubblica, allora è opportuno farsi qualche domanda.
In quindici mesi il patron ha dovuto liquidare due compagni di viaggio (Tacopina e Corvino) che, a vario titolo, aveva definito essenziali nel suo percorso di insediamento. Scelte avventate o sfortuna? Costruire e disfare, almeno a livello di organigramma e funzioni, sembra il leitmotiv di questa prima parte di esperienza. Ma la domanda più inquietante forse è un’altra: al di là delle legittime scelte sui singoli dirigenti (cacciare Corvino si può condividere o no, ma è pur sempre un passaggio legittimo), perché questa società non ha avuto la forza di evitare che Donadoni spargesse dubbi (anziché certezze) sulla sua permanenza a Bologna?
Settanta milioni investiti prima e durante il suo arrivo non sono stati un motivo sufficiente per ancorarlo a Bologna e fargli intravedere il barlume di un progetto solido? Qualsiasi società, con molti meno denari, avrebbe evitato il milione di condizionali e periodi ipotetici posti da Donadoni. Averlo fatto in ritardo e solo uno dei peccati mortali di questo finale di stagione sprecato. Ancora una volta, c’è solo da sperare che Saputo si stanchi il più tardi possibile.

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