Di questa stagione non ci ricorderemo più

Di questa stagione non ci ricorderemo più

Spiace dover esser ripetitivi, ma almeno nessuno potrà contestarci il fatto d’avervi fatto pagare qualcosa, su queste pagine. Il Bologna invece sì, come quei teatri senza fantasia che in una stagione partono con Aida e finiscono con Rigoletto, e annunciano Traviata all’apertura successiva. Per il campionato che si sta chiudendo, fosse pure con una vittoria sulla Juventus all’ultima giornata, non vale la pena indugiare una riga di più. Chiaramente non ci riferiamo ai risultati, né più modesti né più mortificanti di altre stagioni. Il problema è il modo in cui sono arrivati e in cui si sono distribuiti durante l’anno. Il problema sovrano, invece, è stato l’apparato letterario – lo storytelling si direbbe oggi – con cui si è accompagnato questo tristissimo incedere. Proviamo ad andare alle radici del niente di quest’anno. Una squadra indebolita rispetto alla precedente produce con un avvio da blitzkrieg 10 punti in 6 partite. Sembra l’inizio di un campionato di aumentate ambizioni. Sembra. Poi, dopo l’infortunio di Verdi e l’eclissi di Destro non compensati dai gol di Krejci (erede di Giaccherini, non dimentichiamo), il Bologna impiegherà 13 giornate per fare la stessa quantità di punti.
La fortuna è che questo rallentamento risulta ininfluente rispetto alla concorrenza: alla 19^ giornata, dunque al giro di boa, il Crotone ha 9 punti, idem il Pescara. Il Palermo ‘addirittura’ 10. L’anno precedente, allo stesso momento del campionato, il terzultimo Frosinone ne aveva 15. In una letale combinazione di assenza di concorrenti, caratteri fiacchi dei protagonisti, leader inesistenti e proprietà presente a intermittenza, il risultato è stato quello che vediamo oggi. Non più modesto, ripetiamo, di altre annate. Semplicemente, e fatalmente, impalpabile nei suoi risvolti emotivi, necessari per lasciare una traccia nella memoria e per tenere acceso il fuoco della devozione. Di questa stagione, di questi milioni spesi per alimentarla, di questo tempo impiegato, spesso sprecato, per seguirla, semplicemente non ci ricorderemo più. Ed è il peccato peggiore, per chi si occupa di pubblico intrattenimento.

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