Relazioni a distanza

Relazioni a distanza

Ammetterlo suonerà come una sconfitta, ma è necessario per uscire dal vortice oppiaceo del “quando arriverà a Bologna Saputo?”. Saputo è già arrivato, una volta, la prima e la più importante: è arrivato nell’autunno 2014, in treno, accolto da Tacopina. Ha ripianato i debiti accumulati nel nuovo millennio, frutto di due retrocessioni in Serie B, ha investito quel che riteneva opportuno – lasciandosi ampiamente consigliare – nelle infrastrutture sportive del club, ha allestito con tre direttori sportivi diversi e tre allenatori una squadra da salvezza, non certa, ma abbastanza tranquilla. Saputo è arrivato quella volta e, di fatto, non è più stato tra noi, se non in sporadiche occasioni, per ricordarci che esiste un presidente, e che provvede. Siamo noi, invece, ad esserci fatti contagiare dal presenzialismo tutto italiano dei presidenti nella vita dei club. A noi interessa più un presidente presente, che un presidente coi soldi.
Ammettiamolo. Importa più un bersaglio vivo da colpire che un santo da deificare a distanza. Meglio una mezza tacca in carne e ossa che un semidio oltreoceano. È umano, è comprensibile. E prima si esce dalla schiavitù della presenza a tutti i costi, prima ci renderemo conto della nostra natura. Il Bologna FC è il secondo club di Saputo, secondo non solo perché comprato dopo il Montreal Impact, ma soprattutto perché delocalizzato dai suoi luoghi di interesse. È una colonia, un buen ritiro, un investimento tra tanti. Ma scordiamoci di essere primi. È un esercizio di umiltà per non sentirci, nel 2017, la terra piatta cui ruota attorno il sole. Il fatto che Saputo non arrivi nemmeno contro il Napoli e lasci passare tre giornate di campionato per rendersi conto di quale squadra stiamo parlando ci deve portare, per la prima volta, a un’olimpica indifferenza. Non viene? Peggio per lui. Il bene che doveva fare l’ha già fatto. Se la mettiamo così, forse si vive meglio. Tanto le cose non cambieranno. Nel bene e nel male.

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