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Rassegna stampa 06/06/2018

Saputo, una sola volta al mese a Bologna non è sufficiente

La riforma dei diritti televisivi, attesa tra un triennio, forse contribuirà a rendere più equa la distanza tra piccoli e grandi club. Forse. Nei fatti, i grossi calibri, i più lungimiranti, si son già accapparati risorse e strutture per regnare ancora indisturbati per un decennio abbondante. La Juventus, in particolare, è destinata per inerzia a vincere sesto, settimo, ottavo scudetto consecutivo, avendo dalla sua parte la struttura perfetta (Juventus Stadium) e l’organizzazione ideale, rinvigorita da una società solida, storica e presente. In quale contesto si collocherà il Bologna? Difficile immaginarlo anche solo qualche gradino sotto simili realtà. Difficile perché tra il tempo presente e questa ambizione passeranno intere annate solo per la riqualificazione dello stadio e delle strutture tecniche.
La domanda, allora, torna martellante: avrà Saputo la voglia, più che la forza, di attendere assieme al Bologna il quinquennio di rinunce cui si va inevitabilmente incontro? Vagheggiare l’Europa League senza stadio in cui giocarla è, e rimarrà finché non vedremo il nuovo Dall’Ara, un sogno puerile, un esercizio da sfollati del calcio. Per questo, parlare di rafforzamento della squadra è legittimo, ma illusorio: il termine più corretto sarebbe mantenimento.
Frattanto, mentre il Bologna continuerà a lottare per non retrocedere (leggasi attraverso l’eufemismo: consolidare la categoria), il club cercherà di tamponare le perdite sicure di questo e del prossimo esercizio aumentando i ricavi. Difficile che questo possa avvenire attraverso un nuovo aumento delle sedute allo stadio. E allora occorrerà portare nuovi clienti al Dall’Ara. Se è vero, come osserva l’amministratore delegato, che negli stadi moderni il 20% delle sedute genera l’80% dei ricavi, è altrettanto vero che a Bologna esiste ancora una larga fetta di pubblico dormiente, che non s’è ancora avvicinata allo stadio per pigrizia o per timore della burocrazia. Il più largo bacino di pubblico non ancora stimolato, per esempio, è quello dell’Università, o – tagliando longitudinalmente le generazioni – quello dei teatri, che per tipo di mentalità è anche quello più fedele, una volta fidelizzato.
Saputo, però, non può ignorare che la sua presenza fisica sarà fondamentale, e sempre di più, nei prossimi anni. Volare a Bologna una volta al mese, e rimanervi 48 ore sostanzialmente nascosto all’occhio pubblico somiglia più alla visita del Re Sole nei sobborghi parigini, che all’abbraccio che la città s’aspetterebbe di dare al suo salvatore sportivo.

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