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Se il Bologna butta il naso fuori da Casteldebole

20% di sconto sui radiocomandi FAAC, cinquanta euro di bonus sui treni Frecciarossa, 40% sull’abbonamento Sky. Questi, più o meno nell’ordine, gli incentivi all’abbonamento al Dall’Ara per la stagione 2016-2017. Non facciamo ironia, per una volta: non è vero che per rinfoltire gli spalti vuoti bisogna regalare pentole e materassi Eminflex. Casomai, è vero il contrario: finalmente il Bologna si apre alla vita quotidiana, ai sei giorni su sette in cui non si celebra il rito del pallone.
È una piccola rivoluzione copernicana: il Bologna entra nel viaggio in treno, accompagna la chiusura e l’apertura del cancello di casa, ti ricorda che stai guardando Sky grazie allo sconto ottenuto con l’abbonamento al Dall’Ara. Figurarsi come si potrebbe evolvere questo sistema di incentivi se venisse applicato alla cultura. Ti abboni al Bologna? Ecco la card dei musei cittadini, per ricordarti che il Bologna è cultura essenziale e di pari dignità rispetto al resto del patrimonio cittadino, e che anche il Dall’Ara, in questo senso, è un grande museo a cielo aperto.
Presto ci si arriverà. Perché il Bologna, pur non potendo lottare per offrire picchi d’emozione con le sue vittorie, dovrà almeno contribuire a rendere confortevole la vita dei suoi tifosi. E qui, davvero, si combatterà una battaglia di senso in cui la società dovrà decidere da che parte stare: se dalla parte del calcio delle birre e delle pay tv, o se nel calcio portatore di messaggi culturali profondi, che indagano la storia e la rappresentano in un sistema di segni apprezzato e riconosciuto dalla collettività, anche quella meno vicina alle pratiche del pallone.
Nel We Are One saputiano, speriamo, dovrebbe esserci il superamento della distinzione tra cultura bassa e alta, stadio e museo, sciarpa al collo e gessato: tutto, nel Bologna del futuro, dovrebbe essere produzione di cultura, intesa come messaggi intenzionali e riferibili a un contesto sociale, e non solo esclusivamente (e autoreferenzialmente) sportivo. È così che si costruiscono le identità sportive e le città attorno a loro.
Il Bologna ha cominciato a buttar fuori il naso da Casteldebole. Speriamo sia solo l’inizio.

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