Rassegna stampa 02/06/2018

Tenere Verdi. Per il bene di tutti

Simone Verdi ha due qualità notevoli: saper trattare il pallone e, da un certo punto in poi, anche la sua carriera. Sulla prima ne godano i tifosi del Bologna per le prossime trenta-quaranta partite che giocherà qui. Sulla seconda possiamo invece ricordarci di quando, appena sbarcato a Castelrotto – era l’estate 2016 – disse senza eufemismi che s’era «finalmente liberato della maglia del Milan». Su questa frase possiamo costruire le nostre tiepide certezze di non vederlo partire per Napoli a gennaio. E chissà, forse nemmeno a giugno, se laggiù avranno già trovato un sostituto in questi sei mesi. Verdi non ha mai mostrato di essere un bramoso di gloria e di denaro facile. La sua carriera lo insegna: ha basculato di prestito in prestito, a caccia di un’occasione di rilancio, si è sciroppato piazze e periferie d’ogni latitudine, da Torino a Castellamare di Stabia, passando per Carpi e per un paesucolo di ventimila anime nei Paesi Baschi.
Perché uno così, nato nell’Oltrepò Pavese, dovrebbe aver fretta, una volta trovata la società che lo esalta e lo fa star bene, di trasferirsi dove il posto non è garantito? Per i soldi, si dirà. Certo. Ma chi vieta di pensare a Verdi che i due milioni del Napoli, oggi, non possano diventare tre all’Inter tra due anni? Chi vieta di pensare al Bologna che il suo valore non possa raddoppiare? Cedere Verdi ora, al primo segnale del mercato, sarebbe probabilmente un’occasione mancata per entrambi. Così, per una volta, vien meglio pensare che a gennaio tutto resterà com’è. E che a giugno, forse, comincerà l’ultimo anno rossoblù di questo calciatore pagato appena un milione e mezzo al Milan, quasi uno scarto di lavorazione, e ora decu-ventuplicato di prezzo. Evviva chi sa attendere, per il bene di tutti, anche se questo calcio, com’è noto, ci ha tolto la certezza di applaudire lo stesso numero e la stessa faccia per più di una cinquantina di partite.

© Riproduzione Riservata