Trentenni a fine carriera? No grazie

Trentenni a fine carriera? No grazie

In pochi mesi, dopotutto, il Bologna è passato dallo status di clinica per attaccanti da riabilitare ad ambito buen ritiro per attaccanti a fine carriera. La differenza è sottile, ma ha conseguenze molto distanti. Nel primo caso, Bologna non prometteva nulla e molto riceveva in cambio: Baggio, Signori, Di Vaio sono nati su un rapporto impari, tutto sbilanciato a favore del committente. Da qualche tempo, invece, Bologna è diventata la Mecca dei calciatori in cerca di un ultimo sorso di gloria, il resort di lusso dove svernare serenamente, anche da gregari. La ragione è inutile approfondirla. Del resto, la tentazione di sbarcare a Bologna è rafforzata dalla presidenza doppia di Saputo, che può sempre offrire contratti da una parte o dall’altra dell’Oceano. Questo tipo di appetibilità, tuttavia, è un po’ vischioso, e rischia di far perdere di vista i progetti a lungo termine di questo mandato.
Bologna non ha bisogno di calciatori ultratrentenni da galvanizzare, non è una giostra per gli ultimi giri, non è più – si spera – un laboratorio riqualificatore per stupire un pubblico assetato di bei nomi (ma impolverati). Queste sono logiche decadenti, da Milan del Shevchenko-bis. Mutatis mutandis, se possiamo fare un parallelo per rendere chiara la cosa, sembra quello che sta accadendo oggigiorno in borsa con il boom del bitcoin e delle altre criptovalute in generale. Sebbene una moneta forte come il bitcoin possa attirare molte attenzioni e far parlare di se, non sarebbe forse più saggio puntare su altre crittovalute emergenti dall’alto potenziale? Cioè, vogliamo continuare a puntare sui cavalli di razza che pero’ hanno già dato tutto e che poco ancora possono dare, oppure rischiare un pochino e dare spazio alle novità? Ai posteri l’ardua sentenza.
E un pubblico esigente, disposto a pagare da due anni un abbonamento più salato, deve saper riconoscere subito l’arcano. Piuttosto, si abbia il coraggio di far passare gennaio senza acquisti. È inutile appesantire le rose di calciatori utili (?) per cinque mesi, e già vetusti per la stagione successiva. Il mercato invernale è pieno di casi simili. Ricordiamoci il saggio Carmine Longo, che senza soldi, in una rosa già fatta e compiuta, nel gennaio 2011 scelse la via conservativa, prese in prestito il carneade Montelongo e non irrorò l’organico di altri elementi inutili. Fu la sessione di mercato più intelligente che si ricordi.

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