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Per Destro due settimane di stop

Trova le differenze

D’accordo, la comunicazione via Facebook inganna. Con un ottimo fotografo (come ha il Bologna) e ottimi social media manager è facile propalare immagini di letizia. Eppure dal pre-ritiro sardo voluto da Donadoni è impossibile non immaginare che questa squadra abbia cominciato la stagione col piede giusto.
Non è una partita a beach soccer che ci dirà la classifica finale, sia chiaro. Ma il confronto con l’anno scorso non può farci dimenticare il modo con cui iniziò l’ultima preparazione estiva, viziata da una promozione al fotofinish e da un budget di mercato cresciuto solo cammin facendo. Se le premesse di quest’anno sono le rinunce dell’anno scorso, oggi si può sperare con moderato ottimismo.
Al 30 di giugno, il Bologna neopromosso non aveva Destro ma un set di attaccanti in esubero (Bianchi, Paponi, Cacia, Acquafresca, Mancosu), Diawara era un aggregato della primavera e oggi vale 10 milioni nelle casse rossoblù come ipotesi peggiore (la migliore è che resti qui), Masina e Ferrari erano due scommesse della Serie B, Donsah una trattativa lungi dal definirsi, Giaccherini non c’era allora e non c’è più adesso.
Questa squadra, oggi, non è competitiva per posizioni migliori dello scorso anno, ma ha una base nettamente più definita grazie al lavoro di semina dell’estate passata. Vanno ricordati i volti perplessi d’inizio ritiro a Castelrotto (e gli affondi di Delio Rossi, il quale contava più giornalisti che calciatori al suo servizio), vanno ricordati gli allenamenti spelacchiati di metà luglio, quando venivano deportati calciatori della primavera per poter fare numero.
Il Bologna dell’estate 2015 era un cantiere senza gru, oggi è un’impalcatura con gambe solide. Il budget con cui opererà Bigon, da questo punto di vista, è secondario. Saputo, finché la questione stadio non sarà risolta e i lavori avviati, non costruirà una squadra per puntare all’Europa. Per quello, occorre una casa. E il Bologna, da qui al 2018, ne avrà una a mezzo servizio.

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