Zibaldone

Un bel tacer non fu mai scritto

Con l’astutissima strategia del silenzio stampa, la società è riuscita ad allungare di una settimana il dibattito su giostre e discoteche. Insomma, il Bologna non resiste alla tentazione di farsi autogol: o nei minuti finali, com’è successo 16 volte quest’anno, o nell’immediato dopogara.
Ciò detto, il silenzio stampa è invece da ritenersi il più grande regalo fatto a noi, spettabile platea, pagante e non, cui sono stati risparmiati per una volta l’orrenda purea di frasi fatte, il poltiglioso trito di retorica e l’umiliante repertorio di luoghi comuni che ammorba i postumi delle partite.
Viva lo sciopero della favella. Per una squadra che è stata incapace di fornire il minimo livello di spettacolo accettabile, non si richiedono commenti, perché qualsiasi parola è stata e sarebbe superflua. Si chiede solo il silenzio. Non era ieri il giorno in cui i giocatori dovevano indire il silenzio stampa, piccati per una polemica non cercata dalla stampa ma solo riportata dopo le conferme della stessa società, bensì cinque mesi fa, quando è cominciato il declino di questo campionato sciatto, privo della minima forma di interesse e di stimoli. E che nessuno ha saputo ravvivare con iniziative diverse dalla costruzione di nuove palazzine per le giovanili o nuovi spogliatoi per giocatori ammutoliti.
Il Bologna deve vivere tutti i giorni, in città e nei suoi luoghi cruciali per la cultura. E finché non lo farà, passerà agli onori della cronaca solo per le notti ingenue di qualche giocatore, colpevole di nulla, se non di vivere la propria età. Che poi, a dirla tutta, a ventidue anni si può anche immaginare una vita diversa dal baccano di una discoteca. Si può, per esempio, educare i giocatori ad altri luoghi della città, portandoli un po’ per volta a conoscere la smisurata offerta del tempo libero che c’è a Bologna, che sarà pure città di provincia rispetto a Milano, ma alla sera non lascia mai deluso nessuno.
È un circolo virtuoso: quando verrà intrapreso, forse i giocatori sapranno anche organizzare un discorso compiuto, anziché rifugiarsi nel comodo, ingenuo e autolesionista silenzio stampa. Che noi non disprezziamo per nulla. E anzi incoraggiamo a proseguire fino alla fine, per coerenza e per decenza delle nostre sensibili orecchie.

© Riproduzione Riservata