Un calcio alle ambizioni

Un calcio alle ambizioni

Il fatto che Dzemaili sia già in vacanza a Dubai – buen ritiro meritato, dopo otto gol e in vista di un campionato che l’attende a climi non più favorevoli come quello italiano – non è proprio il miglior spot per la ciurma rimasta a Bologna. Il messaggio è evidente: se il migliore se ne va, e prima di andarsene ottiene pure un permesso per riposarsi nell’Arabia Felix, perché un centrocampista quidam dovrebbe allungare un po’ più la gamba del necessario? Non sono ragionamenti della mente conscia, nessun calciatore lo penserebbe, almeno durante il furor agonistico. Ma in tutte le partite accade un momento di rottura in cui, stremati i muscoli, il cervello si adagia nell’orizzonte che il quotidiano gli ha costruito. E il quotidiano del Bologna, ultimamente, è un messaggio pacificatore, la paura di niente, la certezza che comunque vada sarà o un tiepido successo o un perdonabile insuccesso. Nulla di sconvolgente, insomma. E il guaio è che in questo Eden opulento e placido, bagnato da piscine ad idromassaggio e frigidarium, nuovi spogliatoi e campi più verdi dell’erba dell’Alto Adige, nessuno può recriminare nulla a nessuno.
A Dzemaili nulla si può dire, se non ringraziarlo per l’impegno e la dose di gol ben superiore alle attese: del resto, era qui solamente in prestito. A Donadoni nulla si può chiedere, perché a una stagione partita con rosa depauperata, senza Verdi e Mirante per tre mesi e con Destro in queste condizioni, la possibilità di migliorare i 42 punti del 2016 è ancora miracolosamente intatta. A Saputo nulla si può imputare, perché con 100 milioni investiti o mobilitati nel primo triennio si può chiuedere ancora qualcosa? Al governo che siede a Casteldebole nemmeno, perché alla lettera tutti i piani sono stati fin qui rispettati: promozione in Serie A, salvezza senza affanni, e pure qualche plusvalenza. E allora, mentre Dzemaili osserva i pesci colorati dell’Atlantis Hotel e pregusta pugnaci derby con Toronto, come spiegare questa noia, questo torpore di ambizioni, questo limbo di sazietà matrimoniale, questo pago sentimento di appetiti satolli? Come spiegarlo, se non con l’immagine che abbiamo dato: il miglior giocatore del Bologna lasciato andare a stagione in corso, per non scontentare nessuno, se non la voglia di crescere fino in fondo.

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