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Un motivo in più per battere il Milan

La vittoria del Leicester (squadra neopromossa in Premier League nel 2014/15) rintuzza per quattro secondi e mezzo i sogni del bolognese. Al quinto secondo, infatti, la ragione prende il sopravvento: potrà mai il Bologna, al secondo anno di permanenza in A, vincere uno scudetto? Impossibile, ovviamente, anche immaginando che Figc e Lega ragionassero per una volta come sistema, e giudicassero poco appetibile il sesto scudetto consecutivo della Juventus. Anche in quel caso, la Juventus di oggi sarebbe più forte di qualsiasi favolistica macchinazione tesa ad ordire diverso vincitore.
In una vecchia intervista Saputo disse, forse trascinato dall’entusiasmo del colloquio, che lo scudetto sarebbe arrivato in dieci anni. Sarebbe già molto che in quel tempo il Dall’Ara assumesse un aspetto più decoroso e offrisse un riparo asciutto. Altro non si può chiedere a un sistema sportivo che filtra i 900 milioni di euro delle televisioni assegnandone il 10% alla categoria ‘storia sportiva’, il 15% a quella ‘risultati ultimi cinque anni’ e solo il 5% all’effettivo risultato dell’ultimo anno. Contro un sistema così ingessato, che premia al 25% lo status quo delle vittorie precedenti (che così, inevitabilmente, si autoalimentano) e solo il 5% la meritocrazia annuale, il Bologna ha lo zero per cento periodico di conseguire risultati superiori a una episodica qualificazione in Europa.
In questo contesto, il Milan – prossimo avversario – incarna e costituisce la triade di club (assieme a Inter e Juventus) che da sempre ha beneficiato di questa ripartizione. Battere i rossoneri, nel giorno in cui la Curva Bulgarelli allestisce la più grande coreografia della storia del Dall’Ara, avrebbe così un significato simbolico in più. Forse, l’acconto di un futuro ancora troppo lontano per pensare in grande come il Leicester.

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