Rassegna stampa 04/01/2018

Quando un pregiudizio condiziona due campionati

La differenza tra questa stagione e quella passata, almeno per le premesse che abbiamo visto, non sta nell’anno di esperienza maturata dai giovani, nella coesione del gruppo e nella pletora di luoghi comuni che servono a riempire i trenta secondi di prodotto tv preconfezionato da mandare in onda prima d’una partita. La differenza è solo una: la fine del Destrocentrismo. Lo scorso anno, per difendere il monoteismo di Mattia Destro, il Bologna si dotò di Umar Sadiq come vice titolare. Quest’anno, sulla carta, c’è invece un certo Rodrigo Palacio. Da Sadiq a Palacio c’è tutto quello che il Bologna ha scientemente deciso di non voler vivere lo scorso anno, in nome di un assunto tutto da dimostrare, e infatti mai dimostrato: e cioè che Destro renda meglio quando è in assenza di concorrenti.
Sotto questo punto di vista, la vittoria gestionale di Donadoni è stata totale, essendo stato l’unico, nella dialettica societaria, a predicare l’importanza della concorrenza interna spietata. A dirlo è sempre stato lui. E oggi finalmente pare che sia stato ascoltato. L’entrata in campo di Destro a Genova, con quel movimento di bacino che ha innescato la finta e la conseguente rincorsa di Palacio verso la porta, mostra quanto tempo si sia perso a cercare di dimostrare come vere le false credenze sul suo conto. Ora, in un tardivo tentativo di normalizzazione, cominciamo a considerare Destro per quello che è sempre stato: un ottimo attaccante in fascia 10-12 gol all’anno, che deve giocare – com’era a Siena con Brienza e Calaiò – con due esperti al suo fianco. E nell’attesa, ringraziamo Palacio che ha scoperchiato il più costoso equivoco tecnico degli ultimi dieci anni.

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Foto: bolognafc.it