Un tardivo predicozzo

Un tardivo predicozzo

Sentire Gastaldello attingere al repertorio del turpiloquio più prevedibile per bacchettare pubblicamente i suoi compagni può far esultare la pancia che ognuno di noi possiede. Ma non esaurisce un’umile domanda: dov’è stato Gastaldello finora? Perché il capitano ha parlato in questi termini solo a novanta minuti dalla fine dei giochi? Perché non ha arcuato il sopracciglio e ingrossato la voce quando il campionato era ancora nel vivo? “Non vogliamo prendere per il culo i tifosi”, dice il capitano. Ebbene, non si preoccupi. Il grosso del lavoro era già stato fatto, certo da tutti con eguale spargimento di responsabilità. Lo sfogo di Gastaldello è stato un condimento di rabbia inutile, che non spiega nulla dell’abominevole modestia di questo campionato, ma che invece alimenta domande cui ovviamente nessuno dei diretti interessati darà risposta. Comodo piccarsi per tre-quattro (innocui) titoli di giornale sui giocatori al Giostrà, inscenare un ridicolo silenzio stampa di una settimana cui i tifosi hanno offerto sponda in chiave giornalisti-brutti-e-cattivi, per poi tacere di diciotto sconfitte in uno dei campionati tecnicamente più patetici della storia del calcio. Comodo sfogarsi ora. E deleterio. Perché fa capire quanto poco i leader designati di questa squadra abbiano alzato la voce quando serviva su una truppa sì giovane, ma non abbastanza da poterne giustificare l’atteggiamento arrendevole, talvolta risibile, contro la gran parte degli avversari.
Le disgrazie sono altre, per carità. Tutti ci dimenticheremo in fretta di quest’annata, che si somma per numero di sconfitte alle 115 in Serie A dal 2008-2009 (il conto ora dice 133 k.o. in 303 partite, il 44%, con media punti appena sopra quota 40). Ma benedetto Gastaldello, ci voleva un 3-0 del Milan, peraltro non la peggior prova offerta quest’anno dai rossoblù, per smuovere un po’ di orgoglio dinanzi alla spettabile platea? Abbiamo subito un anno di predicozzi ecumenici sull’unità del gruppo, sulla compattezza della squadra, sul talento dei giovani, sugli esperti che fanno da chioccia, su quanto è bello allenarsi a Casteldebole, sulle strutture moderne, sul progetto, sulla crescita graduale, e poi a una giornata dalla fine di questo tormento dialettico e sportivo, proprio ora arriva il cazziatone ai compagni? E quando sconteranno, i nostri eroi, gli effetti di questa rabbia? In estate? Nel pre-ritiro in Sardegna? A letto con rape e pane carasau?
Ci vorrà molto più dei 100 milioni canadesi, di una proprietà solida come quella di Saputo, di un management affidabile ed esperto come l’attuale e di un ambiente affezionato come quello nostrano per sovvertire l’inerzia di un cinquantennio in cui in questa città si è disabituata a vincere, e di un ultimo decennio in cui la mediocrità sportiva ha regnato incontrastata. Ci vorrà molto. E le parole di Gastaldello, giuste nei contenuti ma fuori tempo massimo, lo dimostrano in pieno.

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Foto: bolognafc.it