A termini di regolamento

A termini di regolamento

Prima di parlare di quanto successo domenica va fatta una premessa per sgombrare il campo da equivoci: Gastaldello ha sbagliato, un errore grave, un errore da ragazzino. Tra tutte le persone al mondo il quarto uomo è quella meno indicata per cercare una sponda o una spalla su cui piangere se si parla dell’arbitro.
E’ come dire alla regina che i suoi cani sono brutti, come consigliare un paio di scarpe ad una donna, come urlare che la corazzata Potemkin è una cagata pazzesca al direttore generale. Ti prendi l’applauso della folla e finisci in Siberia a pelare patate. Detto questo però dobbiamo affrontare un altro tema, vecchio come il calcio: lamentarsi serve?
Spesso no, credo che non serva, serve solamente a compiacere i tuoi tifosi, ed ad istillare il dubbio di essere una vittima pericolosa, dalla quale guardarsi in tutti gli altri.
Io non credo che Maresca abbia arbitrato così per le lamentele reiterate di quel signore di Preziosi, credo che Maresca sia quel tipo di arbitro narciso convinto che la gente vada allo stadio anche a guardare lui e le sue performance, e se il pubblico non apprezza lo puniamo.
La sindrome da divisa, da vigile urbano, da esercizio del potere assoluto che se vuole si scaglia contro di te e te la fa pagare, una specie di robinhoodismo al contrario nel quale il giudice supremo gira il pollice all’insù o all’ingiù a seconda del suo sentimento, preferibilmente vendicando sé stessi dal giudizio del pubblico. Sono gli arbitri più pericolosi perché non hanno nemmeno un disegno differente da quello di mostrare la loro autorità, ignorando ogni autorevolezza a suon di cartellini e svolte plateali.
L’errore grave, oltre all’espulsione di Dzemaili che è stata una chiara risposta alle invettive del Dall’Ara, è il primo cartellino a Gastaldello e non mi frega niente di nessun “termine di regolamento” perché un arbitro bravo capisce che il Genoa sta picchiando su ogni pallone e capisce il nervosismo di un capitano che comunque si avvicina, braccia dietro a parlargli. Nessuno sa cosa gli ha detto, dunque non esiste un atto pubblico da punire, c’è solo la non capacità di leggere il momento e la voglia di sistemare la questione con l’arroganza di chi può fare di te quel che vuole.
A quel punto Gastaldello perde la testa e non lo deve fare, non è giustificabile anche se umano. Un professionista però non ci può cascare.
Il punto adesso è un altro: conviene sempre fare i signori oppure ogni tanto alzare una manina sarebbe giusto? Per certi versi fa benissimo Donandoni a non cercare alibi, ma non è il suo ruolo, eventualmente toccherebbe alla società.
Insomma la domanda, vecchia come quella su uova e galline è: qual è il confine tra signori e coglioni?
Ammetto che ieri sera vedere Fenucci o Di Vaio paonazzi con la jugulare pulsante mi avrebbe dato sollievo, eppure non riesco ad essere certo che sia la mossa migliore e non per il rischio di mischiarsi ai Preziosi, semplicemente perché a volte fa più male agire con il potere vero, quello dietro le quinte.
Ecco, questo invece mi piacerebbe molto perché, oltre ad una storia decennale di arbitraggi diciamo “scarsi”, ho ancora negli occhi l’esibizione di Doveri lo scorso anno contro il Milan il giorno della coreografia.
Il copione era lo stesso, con l’arbitro compiaciuto nel beffare uno stadio intero, sempre a termini di regolamento. Quello che vorrei più di tutto però, è che smettessimo di essere più realisti del Re, perché i bolognesi spesso sono così, e va bene non essere piagnoni, ma nemmeno flagellarsi a termini di regolamento è molto sano.

Forza Bologna, sempre.

Bente

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