Saputo in arrivo a Bologna: da Mihajlovic a Bigon passando per il Dall'Ara, giornate importanti per il futuro del club

Abbiamo calato l’asso

Parliamo del Leicester.
No, basta dai, direi che di questa invidia mista speranza ne abbiamo avuto abbastanza, se non fosse che quella impresa è stata esaltata proprio da quei media che in Italia se un Floccari viene mitragliato in area si limitano a dire a bassa voce “forse era rigore” e poi cavano dagli highlights le immagini che potrebbero risultare offensive a qualche potente di turno.
Se almeno avessi la certezza che Bocelli è ubiquo, capace di cantare al King Power Stadium e arbitrare al Dall’Ara quasi in contemporanea me ne farei una ragione, purtroppo però o davvero la sfiga ci vede benissimo oppure siamo sempre al punto di partenza.
Imprevisti, pesca un Milan e viene la carta “erediti 50 dollari da uno zio turkmeno”, peschiamo noi e salta fuori “ torna a Vicolo Corto.
Il problema vero non siamo noi tifosi, noi ormai abbiamo un callo che in confronto i carapaci delle tartarughe si tagliano con un grissino, il problema è Joey Saputo. Egli infatti, ha sommesso sul calcio italiano prendendo una squadra blasonata, con un pubblico potenzialmente interessante in un campionato dismesso, scommettendo che quanto fatto non solo in UK, ma anche e soprattutto in Germania potesse essere un giorno possibile. Facendo un paragone ardito è come un appassionato di auto d’epoca che invece di buttarsi su una Bentley già restaurata si compra una vecchia Lancia Aurelia abbandonata in un fienile come fosse una casa per le galline. Il marchio è importante (la Serie A, il Bfc) ma sono anni che non interessa più a nessuno.
Del resto abbiamo già detto e sentito cifre in tutte le salse sulla differenza di ripartizione dei diritti TV, abbiamo anche toccato con mano che sul campo non proprio tutto fila liscio e stiamo per assistere ad una partita assurda tra Palermo e Verona con i veneti che dovrebbero impegnarsi per vincere sul campo e perdere una decina di milioni.
Il problema è che ne parliamo molto ma poi non cambia nulla, è come una scena surreale di due marinai che per un paio d’ore discutono amabilmente di scogli e scandagli mostrando alla platea tutta la loro competenza mentre la nave si inabissa centrando in pieno un continente.

“E’ là il monte lo vede?”
“Benissimo Ammiraglio”
“Dovremmo virare”
“In effetti dovremmo perché continuare così sarebbe alquanto pericoloso”
“Concordo con lei, già in passato avremmo dovuto virare”
“Sì, sarebbe stato opportuno ammiraglio”
“Gradisce un caffè?”

Per quanto ci riguarda da vicino, sabato sera abbiamo calato l’asso: l’atmosfera del Dall’Ara, chi non c’era si fidi, è stata una delle pagine più emozionanti della mia lunga vita da stadio. Senza un motivo preciso se non quello di un’autocelebrazione spontanea, una gioia manifesta e il primordiale orgoglio di appartenenza a questa città e questo club o anche solo ad una delle due cose.
Joey Saputo ne è stato contagiato, era impossibile rimanere indifferenti a quello stadio sabato sera, era davvero impossibile non notare come il Bologna ed il suo pubblico abbiano gli anticorpi a tutto e tutti, che sia Doveri, che sia Galliani, non abbiamo paura di nulla, siamo forti del bene che vogliamo a questi colori e anche se un minuto dopo riusciamo a romperci i coglioni a vicenda dividendoci su tutto, alla fine il Bologna rimane il pensiero spontaneo più fresco che fa capolino a riempire le nostre pause.
Se abbiamo inoculato questo virus a Joey Saputo la faccia truce di Galliani è destinata ad avere un ulteriore tracollo. Bastano poche gocce, noi per sicurezza l’abbiamo battezzato interamente.
Ma quella scommessa sul calcio italiano la deve vincere a tutti i costi.

Forza Bologna sempre

Bente

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