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Alla fiera dell'Est

Alla fiera dell’Est

Una settimana fa avevo scritto su queste pagine che dare continuità alla prestazione con l’Udinese sarebbe stato importante per cercare di recuperare, in queste ultime partite di campionato, un clima di maggiore entusiasmo per passare un’estate produttiva e cominciare un nuovo capitolo con più leggerezza.
Come non detto.
Il punto è che questa squadra non si aiuta mai e non aiuta nemmeno Saputo ed il suo staff a rendere più indolori quelle «scelte impopolari» di cui ci aveva parlato, o a disinnescare le dichiarazioni scapestrate che poi diventano dei mantra stile «stappiamo con un punto in più dello scorso anno».
Basterebbe un po’ più di continuità agonistica per indorare la pillola quel tanto che basta per tornare con una birra in mano e l’espressione serena ad aspettare quel futuro radioso che ci è stato paventato (a ben vedere poi dovrebbe essere un futuro quasi prossimo, considerando che siamo alle porte del quarto campionato dell’era Saputo).
Il tifoso è un animale strano, fortunatamente poco razionale e molto umorale, gli bastano due sprazzi di sereno per mettersi in canottiera a grigliare mandrie.
Ho ricordi precisi ad esempio di quando, con la squadra nona in classifica, scalzare l’imperitura gratitudine a Guaraldi che ci aveva salvato era una missione impossibile.
Ingrato, preferivi Porcedda? Intanto siamo noni!
Questo solamente per dire che davvero basterebbe un po’ di amor proprio in campo per stemperare gli umori nefasti.
Il miracolo di Saputo è che al momento non gli servono nemmeno risultati sportivi, non dico brillanti ma quantomeno decenti, per catalizzare su di sé l’eterna gratitudine e soprattutto la fiducia del popolo rossoblu.
La conseguenza però è che, non potendo coinvolgere Joey nella delusione sportiva, le colpe del suo staff vengono analizzate con il microscopio, vagliate come prove di un delitto e memorizzate su dischi di platino.
È per questo che, nel mondo globale, le dichiarazioni di Saputo dal Canada alla presentazione di Dzemaili scatenano scene di gelosia. «Avete visto i gol di Blerim a Bologna? Dopo la doppietta al Torino gli ho detto di fermarsi perché mi stava rendendo difficile portarlo a Montreal».
Adesso c’è la corsa a spiegare che era stato dichiarato da subito che «alla prima finestra di mercato disponibile Blerim si sarebbe trasferito in Canada», ma a meno che «tra un anno valuteremo» abbia dei significati nascosti che mi sfuggono, direi che no, nessuno si aspettava in estate che lo svizzero non avrebbe nemmeno finito il campionato. Del resto siamo sinceri, non ci interessava nemmeno troppo perché nessuno pensava che sarebbe stato di gran lunga in migliore del lotto.
Saputo ha due squadre, una nella città dove è nato e dove abita. Non facciamo i bambini, ovvio che il suo cuore sia molto più blu che rosso, ma questo non ci deve spaventare in nessuna maniera.
Quello che però nemmeno Joey può dimenticarsi è che in presenza di stagioni deludenti le parole contano come macigni e le singole frasi vengono sezionate e analizzate con  la stessa accuratezza della migliore esegesi biblica.
Il prossimo campionato sarà il nostro terzo di Serie A, è ora di pretendere un po’ di più da tutti, anche se siamo solo «costruttori di giocatori» questo non può esimere nessuno da pensare solo ad un futuro ipotetico dimenticandosi di un presente troppo gramo e troppo duraturo per essere eternamente giustificato.
Gazzoni ci salvò da Casillo, Cazzola ci salvò da Gazzoni, Menarini ci salvò da Cazzola, Porcedda ci salvò dai Menarini, Guaraldi ci salvò da Porcedda e Saputo di ha salvato da Guaraldi.
Nessuno dovrà salvarci da Saputo, questo è certo, per cui per cortesia smettiamo di giocare agli ostaggi e cominciamo a notare anche l’esistenza di quel dettaglio erboso e quella sfera che si prende a calci.

Bente

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