Casa Azzurri

Come alcuni di voi sanno sono spesso in Francia per lavoro, vicino a Montpellier, sede del ritiro italico. Dribblo gli scioperi come Hazard e arrivo in Linguadoca dove mi attende, oltre che il mio gioioso ufficio, anche un invito per una serata a Casa Azzurri.
Manate. Giocatori, bbella ggente, musica, ostriche e champagne.
Allora autostrada sia, poi traffico, quindi statale e fenicotteri passando oltre Aigues Mortes, dove ci fu un sempre gradito massacro di italiani, ed ecco Casa Azzurri.
Padiglione fieristico, giornalisti, ragazzotte, tartine e chiamo subito Francesco Saverio Intorcia, fresco di promozione in B col Benevento, evento unico come lo sbarco di Armstrong sulla luna.
Ci facciamo un selfie che rimarrà il momento clou della serata anche perché poi arriva Tavecchio, le telecamere strisciano alla ricerca della giusta inquadratura e il presidente sale sul palco con il sindaco di Montpellier, un omone lungo al quale Tavecchio rende mezzo metro circa. Jean e Pinott. Convenevoli.
Bella Montpellier, bei palazzi, un bel vento, «speriamo di arrivare in finale con la Francia» dice quello più basso. Sgrat. Apprezzo però l’augurio ai galletti al quale mi associo di cuore. Davvero auguroni.
Intorcia mi nomina il Chievo, sono al quarto rosé e non mangio da ieri sera, capisco da lui che canteranno anche gli Zero Assoluto. Forse intendeva solo zero assoluto perché a parte Enrico Ruggeri che si aggira quasi perso come me, non vedo nessun altro che possa cantare.
Quasi quasi impezzo il sindaco di Montpellier, così per sport. Speravo di incontrare Giaccherini e sto guardando tristemente Austria-Ungheria mentre le hostess hostessano, la bbella ggente tartineggia e alcuni pesci rossi in cilindri di vetro nuotano in tondo sull’elegante buffet.
Non succede niente per due ore e mezza, non fuggo solo per timore delle due bocce, di rosé, che la gendarmerie potrebbe non gradire sulla strada del ritorno.
C’è un tizio con l’iPad che intervista a casaccio per la Rai (credo), un cameriere molto abbronzato mi vede in difficoltà e mi porta una tartina al sale di Camargue e un’altra bevanda alcolica.
Intorcia, ultimo baluardo di civiltà, è sparito. La bbella ggente romaneggia alla grande, matrone che zizzulano e si mischiano a francesi un po’ attoniti.
Riesco a non parlare con nessuno per centocinquanta minuti forte della mia spiccata socialità. Conte e il suo micio sono in branda, non riesco nemmeno a farmi picchiare da Chiellini.
Finalmente Ruggeri sale sul palco e… una canzone di una tristezza atavica litaneggia nell’aria, roba che se la sentono gli azzurri prendiamo tre pere dalla Nazionale Cantanti. Ma è colpa mia, lui è bravo davvero.
Riemerge Intorcia, si avvicina al tavolo con la Vanali, saluta i colleghi e ci diamo appuntamento per domani sera mentre un cameriere approfitta di una pausa nel concerto per portare il postribolo di pesci rossi nel retrobottega dove immagino si ricongiungeranno al Gange via WC.

Forza azzurri, e non fosse mai… Forza Bologna, sempre.

Bente

© Riproduzione Riservata