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C’è da vincere una partita

Dopo lo scippo romano il Bologna ritrova il Dall’Ara ed ospite sarà il Sassuolo per una partita che si annuncia decisamente interessante.
L’ascesa neroverde, nell’indifferenza generale, è fatta di ambizione, denaro e capacità di un proprietario che senza girarci troppo intorno dichiara di puntare quanto prima ad un posto in Champions anche approfittando di un momento di stanchezza del calcio italiano.
Rispetto ai tempi del Chievo dei miracoli, quello di Del Neri per intenderci, nessuno usa più le parole “simpatia” o “favola”, sia perché a differenza dei clivensi è chiaro a tutti che il Sassuolo beneficia soprattutto di un proprietario che immette grandi somme di denaro, ma anche perché di parabole di questo tipo nessuno sa più cosa farsene. Mi spiego: il Chievo si inseriva in un contesto competitivo nel quale riusciva ad emergere per meriti, il Sassuolo invece arriva quando non solo le squadre “medie” di grandi città non aspirano più a niente, ma anche le grandi annaspano dietro la Juve arrancando senza meta.
Il calcio senza pubblico e senza tifosi, sostanzialmente è come un cinema vuoto senza proiettore.
Qual è il ruolo del Bologna di Saputo nel rinnovamento necessario del calcio italiano? Dimostrare che c’è ancora speranza, dimostrare che della minuzzaglia non si può fare un unico calderone, dimostrare che solo passando attraverso infrastrutture adeguate e una passione rinnovata per pezzi di storia di questo sport si può recuperare terreno nei confronti di altri, ormai più quotati, campionati di calcio.
Il calcio italiano è in grado di capire tutto questo oppure continueremo con le logiche del respiro cortissimo, oggi a te e domani a me? E c’è davvero un nesso tra la volontà del Bfc di rinnovamento e i troppi incidenti di percorso che allontanano sempre di più la possibilità che abbia un senso la famosa frase “favori e torti alla fine si compensano”?
Oltre a quella contro al Sassuolo, c’è da vincere una partita da cui dipende il nostro futuro, ed è quella del rinnovamento totale di un sistema morente. Sembra uno spot elettorale, lo so, ma è la pura realtà, il calcio italiano è destinato all’oblio se non si rende conto di aver bisogno di Saputo e di tutti i Saputo che vogliono investire in infrastrutture, storia e modernità ed in cambio chiedono credibilità (anche attraverso una più equa ripartizione dei diritti TV).
Donadoni alibi per i suoi giocatori non ne vuole, Fenucci nemmeno e noi ci disponiamo signorilmente, dopo il Genoa e la Lazio, ad affrontare per la terza volta un avversario in fase lamentosa, se è vero che Squinzi intervistato da un giornale cittadino è riuscito ad infilarci una recriminazione per la partita contro il Milan di venti giorni fa.
Dal punto di vista tecnico i rossoblu sono in grado di impensierire un Sassuolo reduce da una fatica di Coppa, anche senza Destro ovviamente, a patto di mettere in campo tutta l’intensità di cui siamo capaci e soprattutto di non farci prendere dalla foga di dover vincere a tutti i costi.
Se da un lato le prestazioni sempre in crescendo di Nagy e le parole al miele di Ventura su Verdi autorizzano all’ottimismo è vero che in questo momento è soprattutto in difesa che il Bologna ha bisogno di aiutarsi.
Marios e Adam, nell’occhio del ciclone ormai da qualche tempo, hanno le capacità per risollevarsi da un momento difficile, dire che stanno facendo bene non avrebbe senso, bocciarli senza appello dopo aver visto cosa possono fare è tafazzismo puro. I giocatori fisici pagano sempre qualcosa ad inizio campionato e i giovani, soprattutto in difesa, a volte hanno battute di arresto. Il lato positivo è che i rossoblu oggi non vivono nell’emergenza continua in bilico tra la vita e la morte, quindi Serenase per tutti e forza ragazzi.

Anzi, Forza Bologna, sempre.

Bente

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