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Effetto elastico

Effetto elastico

È come la stagione dei cani che azzannano i bambini, adesso parlano tutti delle scarse ambizioni e della cappa di grigiore che si è allargata sul Bfc.
Fino a poco tempo fa al primo accenno ti prendevi qualche epiteto, oggi ne parla persino Donadoni perché ormai la cosa è tracimata.
Riassunto: dopo quaranta anni passati a fare la piccola fiammiferaia che guarda dal vetro appannato gli altri mangiare, proprio mentre la tormenta ci stava per far passare dal sonno alla morte siamo stati tratti in salvo e portati nella stanza del focolare. C’era un tizio americano che recintava gli stemmi e parlava di rompere le natiche al Real Madrid, i soldi per trovare un picchiatore però erano di un altro che ha trovato il modo di ricollocare le cose nella giusta dimensione. Contenere le aspettative a breve termine era una questione di serietà e Joey Saputo è una persona seria. L’effetto elastico però è arrivato di colpo questo autunno, quando anche chi aveva ben compreso i discorsi sensati del papà sul costruire la casa dalle fondamenta, si è ritrovato un po’ nel giorno della marmotta: risultati di sempre, prospettive a breve poco entusiasmanti. Il calcio, anzi il tifo, è attaccamento viscerale, sogno, poesia e non si può smettere di volare con la fantasia, ma per amore. Poi ti amo anche se perdi, ti seguo anche se torni a Palazzolo, ma se permetti vorrei dare tre banane alla Juve, vincere il campionato e fare il culo al Real Madrid.
O almeno cominciare a togliersi dei sassolini dalle scarpe invece che prenderli in fronte, perché davvero, a parte qualche esagerato che esisterà sempre, la maggioranza dei tifosi del Bfc vorrebbe solamente smettere di perdere in casa, credere nella Coppa Italia, giocarsela con tutti e finire il campionato con un’illusione.
“Contenere le aspettative” è stato un diktat preso molto sul serio in società, ed è uno di quegli obiettivi che, a chi è chiamato a giustificare il proprio operato, piace sempre molto. Peccato che il suicidio delle ultime tre abbia tolto l’unico vero motivo di ricompattamento e stimolo. Sono molto più partecipati e sofferti dei campionati nei quali rischi la morte rispetto alla tranquillità della bambagia. È scontato ma è così.
In questo campionato poi abbiamo fatto 12 dei nostri 23 punti con le ultime tre e dato l’impressione di non essere mai minimamente competitivi appena il livello si alzava. La squadra di qualche tempo fa, che provava ad uscire palla al piede contro chiunque, ora è molto più timida, più consumata dalla routine. C’è meno amore in campo e si percepisce. Eppure non è cattiva volontà di nessuno, solamente di una situazione di stallo nella quale sarebbe servita più verve dall’alto, ma le istruzioni erano di segno opposto.
L’effetto elastico.
Ecco perché stasera c’è la partita più importante dell’anno.
Normalmente questo non viene compreso, in più la formula della Coppa Italia è davvero scoraggiante, eppure sarebbe esattamente quello di cui abbiamo bisogno.
Donadoni chiede positività, il mister vuole scacciare il senso di noia e rassegnazione che l’effetto elastico ha creato attorno alla sua squadra, iniziando a contagiarla. La risposta, a mio parere, non è farsi sempre andare bene tutto in attesa di un lontano luminoso domani e non è nemmeno quella di punire ogni parola col sarcasmo di chi la sa lunga. La risposta è continuare a crederci noi per primi, credere alla Coppa Italia e credere che questa squadra possa recuperare quei tre punti che mancano al decimo posto e regalarci una bella seconda parte di campionato. Crederci e chiederlo a gran voce perché diventi un obiettivo comune, e urlare che se serve un centrale deve essere preso un centrale e se serve della fotta va presa la fotta perché arrivare noni non è come arrivare quindicesimi, io del Bfc non mi perderei un minuto, figuriamoci se sono indifferente ad una posizione, un risultato, un gol in più.
Dai, andiamo a prenderci il primo pezzo del biglietto per la finale adesso.

Forza Bologna, sempre.

Bente

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