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Testa a testa Cesena-Spal per Floccari, superata la concorrenza del Bari

La Pina e Belen

Il Bologna ha cominciato il campionato ammiccando come Pina Fantozzi e il tifoso rossoblu, ormai abituato, ha fatto un mesto saltino in Farmacia a caccia di pilloline del coraggio.
Poi, dopo una cena straziante, al momento del dunque, rassegnati al peggio e spenta la luce, la signora Pina ha cominciato ad avere un accento argentino, abbiamo azzardato un veloce click con l’abat-jour e ci siamo ritrovati con Belen. Forse non era proprio lei, ma ci assomigliava davvero.
E in quel momento, ad essere furbi, si doveva morire.
Ormai imbaldanziti e felici stavamo pianificando anche le vacanze dell’anno prossimo quando, ad un amen dal termine gioioso di una serata vincente, la quasi Belen si è girata di scatto e ci ha guardato con l’occhio languido tristemente famoso della signora Pina.
Ora è davvero difficile vincerla questa serata e se siamo ancora qui che ci impegniamo è per solo per amore.
La speranza infatti era quella di evitare, per una volta, di non vedere l’ora che finisca il campionato.
Anche perché poi non vediamo l’ora che cominci e sta diventando una gabbia davvero pericolosa.
Chi sabato era al Dall’Ara ha visto uno degli spettacoli più ignobili che una manifestazione sportiva possa regalare: due squadre che non giocavano a calcio. Le emozioni più grandi, sottolineate dal rumoreggiare del pubblico sono state:
– il passaggio di una nuvola davanti al sole;
– la comunicazione dei 4 minuti di recupero;
– i fischi al Torino che si passava la palla da cinque minuti nella propria area.
C’è da vergognarsi.
E credo che considerando che il proprietario sta cercando di vendere uno spettacolo, il suo rammarico sia stato comprensibile, perché partite del genere piazzano l’appetibilità del calcio italiano tra un documentario sui sumeri in lingua originale e un catalogo di accessori per il bagno.
Quando Donadoni rimprovera i suoi per essersi fatti condizionare dai fischi (era gente spazientita con entrambe le squadre) ed essersi scoperti al posto di continuare a non giocare e prendere un punto, dimostra che non gli è stato spiegato per bene come sono stati gli ultimi quindici anni a Bologna.
Avevamo nove punti di vantaggio sulla terzultima, dovevamo giocare e stop, ogni altra considerazione è di troppo. E sto contestualizzando, non sto dicendo che in senso assoluto non sia lecito a volte badare al sodo. Ma se hai già perso sette partite in casa, se hai una buona classifica, se c’è una promozione per chi viene allo stadio, se stai cercando di crearti un’immagine, se il tuo pubblico deve notare differenze col passato sul terreno da gioco, beh, con tutti questi “se” quella partita la devi giocare.
Sul perché il Bologna riesca ad essere Pina e quasi Belen, rimangono troppi misteri, ma le concause sono quelle di cui parliamo tutti da settimane, ovvero l’assenza di alcuni giocatori, una rincorsa dispendiosa, una tempistica sbagliata nei ribaltoni societari ed un allenatore che tutta Italia ha accostato ad ogni squadra a parte la nostra per una sessantina di giorni.
Il peso ponderato lo dia ognuno di noi come meglio crede, quello che è certo è che con questo atteggiamento il Bologna ha buttato via credito, verso l’esterno e verso i suoi stessi tifosi.
Ops, clenti.
E questo forse a qualcuno non fa tanto piacere.
Adesso stiamo a vedere se domani a Napoli ci presentiamo a braccetto con Scarlett o con Sora Lella.
In ogni caso saremo presenti all’appuntamento.

Forza Bologna, sempre.

Bente

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