Memento mori

Memento mori

Un rintocco di campana in lontananza nel buio.
Ricordati che devi morire.
Il memento mori era uso nell’antica Roma quando i vincitori rientravano in città circondati da ali di folla festanti. Per evitare la troppa esaltazione qualcuno gli ricordava che erano su questa terra solo di passaggio.
E’ giusto sacrosanto cercare di gettare un po’ di benzina sul fuoco considerando l’esaltazione che regna ormai incontrollabile tra le folle rossoblu e il d.s. Bigon è chiamato a ricordarci che “siamo ancora in tempo per arrivare ultimi” a seguito di troppi articoli nei quali si dà la salvezza per scontata.
Poco importa se il tragico motivo per il quale si dà la salvezza per scontata è che quattro squadre hanno vinto, tutte insieme, 4 partite su 56 giocate.
La salvezza, se arrivasse con un punto in più dello scorso anno, andrebbe festeggiata a champagne.
Ho letto questo.
Ho riletto per sicurezza.
Quando Saputo nel periodo post-tacopiniano parlava di contenere le aspettative dei tifosi, immagino intendesse evitare che tutti noi ci immaginassimo (per poi pretendere, il passo è breve) la Champions in un paio d’anni.
Il suo discorso era una sorta di “non sono un ricco scemo” con l’aggiunta dei perché questo fosse per noi un vantaggio, ovvero sono un business man, voglio rendere il club un gioiello prestigioso, che fa utili, pubblicità e dotato di infrastrutture.
Perfetto, applausi e ceri accesi a tutti i San Luca del mondo per la grazia ricevuta.
Dubito però che intendesse cercare di frustrare a suon di ceffoni il minimo entusiasmo per la squadra.
Altro rintocco in lontananza.
E’ come se il padrone di casa desse mandato di tagliare l’erba in giardino e per farlo usassimo una testata nucleare.
Intanto però, mi raccomando affollate lo stadio che c’è la Coppa italia, ma per cortesia ricordatevi sempre che non è detto che vi sveglierete anche domani.
Per una squadra e una società come il Bologna attuale la salvezza è una roba grossa.
Mi vien male, giuro.
Io vorrei essere chiaro: mi stava tremendamente sulle palle festeggiare la salvezza quando arrivava all’ultimo respiro con squadre di guano costruite da proprietari impresentabili.
La litania “sono brave persone” e “non ci sono i soldi” che la maggior parte della stampa sposava con convinzione mi ha sempre fatto andare fuori di testa.
Quindi figuriamoci caro Bigon se sono dell’umore di stappare per una salvezza oggi.
Il punto è, al secondo anno di Serie A e cinque sessioni di mercato con Saputo, che se dovessimo retrocedere è meglio che compriate dei tappi per le orecchie in titanio, perché le urla dal Canada arriverebbero con sei ore di anticipo sull’uomo.
Oggi i mezzi per fare meglio ci sono e smettiamo di raccontarci che il minimo obiettivo e il massimo obiettivo coincidono perché non è così.
In un piano pluriennale, e non dico decennale perché nemmeno i soviet programmavano a dieci anni, oltre al consolidamento della categoria c’è anche il recupero di una storia e di un orgoglio sportivo che passa per ambizioni un po’ più solide che fare qualche punto in più di carneadi della Serie A.
Poi è chiaro che ribadire urbi et orbi qual è il minimo sindacale mette al riparo da critiche fin troppo facili, ma per favore cerchiamo di dare un po’ di carica all’ambiente ed anche alla squadra che non può trovare come unica motivazione un’improbabile rimonta del Crotone e come gioia massima l’approdo al più mesto brindisi che sia mai stato prospettato.
Tanto per non lasciare nulla di inespresso: che il piano preveda una crescita lenta è un concetto che abbiamo appreso tutti senza bisogno di altri cento ripassi, sarebbe chiaro anche senza altre parole considerando i risultati e lo dice uno che dall’inizio di questa avventura ha cercato di guardare più al domani che all’oggi.
Poi però siamo tifosi, siamo stati contabili per decenni, adesso per cortesia, magari senza strafare proviamo anche a dimostrare un po’ di affetto ed orgoglio, magari cominciando dalla Coppa Italia, una competizione che, vivaddio, non prevede la magica possibilità di non retrocedere.
Stasera possibilmente evitiamo la depressione, facciamo tre pere al Verona.
Sempre che non sia un disdicevole eccesso.

Forza Bologna, sempre.

Bente

© Riproduzione Riservata