Obiettivi diversi

Con la vittoria sul Genoa il Bfc ha messo (quasi) il sigillo definitivo sulla parola salvezza e ormai è chiaro a tutti che non esistono salvezze divertenti al punto che anche semanticamente la salvezza si è trasformata in “mantenimento della categoria”. Come gli operatori ecologici insomma.
Mancano tre partite alla fine e ci sarebbe ancora da godere del calcio giocato se il Bologna riuscisse ad invertire le sorti di questo finale di stagione, allo stesso tempo è ovvio che lo sguardo può e deve andare anche al domani, soprattutto in relazione ad una società che si candida a rivestire un ruolo importante come quella che per fortuna abbiamo.
Quindi i casi sono due: o il Bologna ha già in mente l’organigramma futuro e il nuovo d.s. è già al lavoro anche se nessuno sa niente, oppure siamo indietro e non ha senso parlare di Diawara che parte e nemmeno di chi arriva. Nelle aziende è normale che persone che lavorano insieme scoprano delle incompatibilità, è normale che qualcuno trovi progetti migliori e se ne vada ed è normale che qualcuno venga sostituito prima del tempo. La ricerca di buoni e cattivi è abbastanza sciocca, al massimo c’è chi ha lavorato bene e chi ha lavorato male e spesso gli effetti si vedono nel medio periodo in relazione agli obiettivi.
Esempio: a Fusco non è stato chiesto di costruire una squadra per il futuro, è stato chiesto di iscrivere il Bologna alla Serie B e di portarlo in A, confidando che poi in caso di promozione si sarebbe potuto rifondare. A Corvino invece non è stato chiesto un obiettivo di massima per il primo campionato che andasse oltre al mantenimento della categoria, ma è stato chiesto di avere un patrimonio giocatori su cui costruire per il futuro. Quindi niente prestiti, giocatori vecchi ma economici, nessun calciatore già affermato. Il primo target, la salvezza, è stato raggiunto, il secondo lo si valuterà nel tempo e ha poco senso fissarsi su Diawara da una parte o Pulgar dall’altra, perché al di là di quanto visto finora sono due calciatori ancora in larga parte da scoprire, nel bene e nel male.
Gli esempi di Mbaye, di Capello, di Albertazzi, Gamberini, Lapadula, Acquafresca (e ne posso dire altri venti) dovrebbero calmierare un po’, non i giudizi, ma le certezze.
In questo modo si passa da “Corvino bollito” di inizio campionato a “Corvino unico Dio” di metà campionato a “Corvino chi?” di fine campionato.
Continuo per chiarire ancora meglio: a Zanzi si chiese di restare in Serie A spendendo il meno possibile, non possiamo rimproverargli di non aver trovato dei Diawara, non era nelle sue corde, ma possiamo rimproverargli di non aver mantenuto la categoria pur spendendo (in ingaggi) più di quello che era sostenibile.
Quando ci spingiamo in confronti arditi non dovremmo dimenticare qual è il mandato di un direttore sportivo. Altro esempio, quel Chievo che veleggia ancora una volta 106 punti sopra di noi. Ecco buona parte della rosa: Bizzarri 37, Spolli 33, Cesar 33, Gamberini 33, Dainelli 36, Gobbi 35, Cacciatore 29, Frey 32, Hetemaj 29, Izco 33, Pinzi 35, Birsa 29, Pepe 32, Meggiorini 30, Floro Flores 32, Pellissier 37.
Lo scopo è la sopravvivenza e lo raggiungono non con i Pazienza a un milione di euro all’anno, ma con vecchi mestieranti ben selezionati che di anno in anno raggiungono l’obiettivo. Non siamo confrontabili, non ha il minimo senso perché gli obiettivi aziendali sono completamente differenti.
In sostanza ritengo che di grandi buoni e di grandi cattivi negli anni recentissimi ne abbiamo visti solo due: Saputo e Guaraldi, il resto sono dipendenti, loro emanazioni, bravi e meno bravi il cui lavoro va valutato diversamente a seconda di quali sono le risorse impegnate e soprattutto le richieste della società. Questo non cambia alcuni sacrosanti giudizi dati in corso d’opera, alcune cose si giudicano sulla base del presente, che Giannone o Pasi siano stati inutili (ma quanto hanno inciso?) o che il mercato di questa estate sia stato fatto troppo a rilento e la squadra ne abbia risentito è sotto gli occhi di tutti. Che la scelta di riconfermare Rossi sia stata sbagliata anche, che Crisetig abbia deluso è palese. Ma se ormai è acclarato che Fusco ha raggiunto brillantemente il suo obiettivo di breve periodo (potendo anche fare contratti che a Carpi e Frosinone non erano concessi, ma fa parte delle regole, gli volevamo anche tagliare un braccio?), sul lavoro di Corvino in generale è ancora presto per dare un giudizio definitivo perché non aveva un orizzonte annuale ed in effetti il Bfc è ancora pieno di oggetti misteriosi. E mi riferisco anche a chi ha reso più delle attese.
Forse sto invecchiando, ma davvero trovo stucchevole il troppo affetto e la troppa avversione per professionisti contemporanei, compresi i calciatori ed il tecnico. Sarà davvero un sintomo di anzianità, ma mi lascio andare dal punto di vista affettivo solo per i protagonisti del passato, ormai lontani dalla logica egoistica dell’oggi.
La sola cosa che oggi mi preoccupa, ma nemmeno poi tanto, è: il Bologna ha già chiaro chi sarà responsabile per il prossimo mercato? Perché non siamo il Chievo per fortuna, nemmeno con dieci punti di meno in classifica.
Intanto domenica andiamo ad Empoli, maestri delle nozze con i fichi secchi, e vediamo di divertirci.

Forza Bologna, sempre.

Bente

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