Sempre e Comunque
shopping-bag 0
Items : 0
Subtotal : 0,00
View Cart Check Out

Sincronizzare due battiti

Saputo abbiamo bisogno di te

Partiamo da un presupposto, Saputo è un imprenditore, serio, stimato, che si occupa soprattutto delle aziende sportive dell’impero di famiglia.
Saputo si occupa più di sport che di formaggi per essere chiari.
Decide, dopo lunghe e note traversie, che vale la pena investire nel BFC e la sua non è una scelta di cuore, lui non ha incontrato Pascutti al bar quando era piccolo. Nonostante questo sceglie Bologna, non Chievo, Brescia, Cesena, Empoli, Frosinone che costerebbero meno e avrebbero necessità di un minor impegno finanziario iniziale. Non gli interessano i giocatori in rosa ovviamente, gli interessa la scatola e la scatola è interessante perché rappresenta una città importante, ha un pubblico affezionato, una storia prestigiosa e un grande potenziale. È per questo che è disposto a un impegno economico notevole. Poteva comprare quattro o cinque Empoli, ma sceglie il BFC.
Poi però, ad un certo punto, si convince (o viene convinto non mi interessa) che il posizionamento sportivo della sua scatola deve essere ben inferiore a quello che lui stesso ha percepito quando decise di comprare. Non per sempre, ma comunque per un periodo necessario a “mettere in sicurezza il club”. E da quel momento i tifosi riprendono i corsi di ragioneria, i dirigenti parlano di fatturato, il piano di crescita prevede acquistare ragazzi giovani da rivendere. Una specie di modello Udinese (non scherziamo, quelli avevano mani e piedi in tutti i continenti, una struttura enorme, una macchina da guerra).
Insomma, in attesa di tempi migliori l’idea è di posizionare il Bologna attorno al 12°-14° posto, abbastanza per rischiare pochissimo la Serie B e poco altro. I prezzi al botteghino però non si adeguano e rimangono in linea con le ambizioni iniziali, le presenze allo stadio si attestano ad un nono posto con poche centinaia di unità di differenza con chi è settimo.
Si tratterebbe solo di avere pazienza insomma e le visioni, nell’attesa si dividono: da una parte c’è chi pensa che dopo aver visto tutto il campionario peggiore ed essere stati più volte all’inferno aspettare qualche anno non è un problema, dall’altra c’è chi proprio perché ha visto ormai tutto vorrebbe semplicemente che la squadra, il campo, riflettesse i valori della città, del pubblico, del costo fin da subito. Che vuol dire sesto-nono posto. Poi un domani se possibile “tornare alla gloria del passato” (cit. Saputo).
La discussione rimarrebbe noiosa e sterile fino alla meta se non fosse che nel frattempo, l’assenza di veri obiettivi e la frustrazione sistematica delle ambizioni portano la squadra a vuoti mentali clamorosi, che tradotto significa “figure di merda epocali”.
E questo non è accettabile, per nessuno.
I cori post Napoli erano un’affermazione di orgoglio, il sentirsi vivi e pronti alla lotta nonostante tutto e tutti ancora una volta. Erano fedeltà ad un’idea, fedeltà all’amore.
Però non siamo un gruppo di sostegno ed i calciatori, il mister e i dirigenti non sono bambini spauriti da prendere per mano, sono professionisti e se non trovano dentro di sé le motivazioni per evitare tutto questo è meglio che si iscrivano ad un reality.
Quanto successo questa settimana non si cancella, semplicemente anche quest’anno come da troppo tempo, continueremo ad amare la maglia e non il ripieno. È giusto così in linea di principio.
Quello che mi chiedo è però perché Saputo, lui in persona, non abbia deciso di posizionare la squadra, più o meno da subito, ad un livello che lui stesso ha riconosciuto quando si è imbarcato in questa avventura.
Perché il rischio, oggi, è un contraccolpo umorale durissimo. Tutti amano il chairman canadese, tutti lo rispettano e tutti lo ringraziano. Ma chi oggi è disposto a spendere 100 euro per un biglietto di tribuna, o 50 nei distinti per assistere all’ennesimo Bologna in balia di quasi tutti? Contenere le aspettative di Europa, i sogni di Real Madrid a breve termine era corretto, ma riproporre tutto questo a dei naufraghi che avevano visto finalmente la terra è davvero un autogol in rovesciata. È come avvicinarsi ad un cane che è stato bastonato e rassicurarlo che avrà una ciotola ed una cuccia calda, però ogni tanto tiragli un nocione per non perdere l’abitudine.
Bologna, le presenze allo stadio, gli abbonamenti stadio e Sky, la città, la storia valgono OGGI il settimo posto. Proporre un 13° è sbagliato, chiunque sia il presidente, da Bill Gates a Porcedda. Poi se aumenterà il fatturato, se saranno bravi e capaci con le infrastrutture, il marketing ed il merchandising potremmo aspirare a fare meglio di quello che già siamo. Da questa contraddizione nascono tutte le paturnie a cui assistiamo, la mancanza di stimoli, il lasciarsi vivere nell’attesa che porta al raggiungimento degli obiettivi, certo, inframmezzati però da settimane indimenticabili come questa, vere termiti nelle fondamenta di quanto stai costruendo.
Ormai è fatta, non si cancella ma bisogna uscirne.
Io continuerò ad essere al mio posto, non posso farne a meno.
Ma a partire dalla prossima partita mi aspetto ben altro e a partire da giugno anche.
Questo giugno per essere chiari.

Forza Bologna, sempre.

Bente

© Riproduzione Riservata