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Tempo di bilanci

Tempo di bilanci

Come accade puntualmente di questi tempi, tiene banco il bilancio del Bologna.
Le cifre le avete lette ormai tutti, la perdita dell’esercizio chiuso a giugno scorso supera i 30 milioni e come al solito Saputo dovrà ricapitalizzare. Vi evito e soprattutto mi evito analisi dettagliate, spesso fatte confondendo mele e pere. Ci basti ricordare che i corrispettivi dell’acquisto dei cartellini (ovvero “il mercato”) entrano a conto economico sotto forma di ammortamenti, ovvero si divide il totale per il numero di anni per il quale il giocatore è sotto contratto.
Quello che emerge ovviamente, è che mancano ricavi.
Sto volutamente semplificando all’estremo, ma anche senza addentrarci in analisi profonde Fenucci & Co. stanno ovviamente cercando di programmare una crescita che non passa da alti ingaggi, prestiti onerosi e giocatori a fine carriera, quindi assumiamo per semplicità che i costi siano in linea con gli obiettivi prefissati e che da qualche investimento si possano in futuro trarre plusvalenze (come per Diawara, con tutte le sfumature possibili).
Quindi mancano i ricavi, quelli delle plusvalenze e quelli di sponsor, tv, merchandising, stadio ed annessi e connessi.
E’ il motivo per il quale i temi Saputiani, da due anni a questa parte sono due: ripartizione dei diritti Tv e stadio. Sì, ma cosa fare nel frattempo?
Nel frattempo il Bologna incrementa i cartellini, prendendone circa uno a fallo, con statistiche preoccupanti nei confronti di società che non si lamentano della ripartizione, oppure non hanno la B nel nome o non hanno la sede a Casteldebole, scegliete voi.
Ma soprattutto nel frattempo le presenze allo stadio e, più in generale l’appeal di merchandising e connessi, non mostrano segni di crescita.
La domanda che ci si deve porre è se il Bologna è posizionato bene rispetto ai desideri ed alle aspettative di chi sarebbe disposto a spendere ma oggi non lo fa. Non bisogna chiedersi se chi viene allo stadio è contento o chi ha comprato una tuta per sé stesso, una maglia al figlio ed un paio di ciabatte alla nonna è soddisfatto o meno degli obiettivi e dei risultati del Bologna, bisogna chiedersi se, evitando di sembrare sempre in lotta per la salvezza, il mondo si riempirebbe di ciabatte rossoblu e i gradoni di nuove maglie con dentro nuove persone.
La risposta che si sono dati in società è: no, non succederebbe.
Evidentemente ritengono che fino a quando la struttura pronta ad accogliere i nuovi tifosi rossoblu non sarà pronta e fino a quando il calcio italiano non si sarà deciso a rilanciare sé stesso, non vale la pena incrementare i costi di gestione perché non sarebbero supportati da nuovi ricavi in misura sufficiente.
Il paradosso è che il posizionamento del Bologna è sbagliato e la percezione comune (stampa locale, stampa nazionale, addetti ai lavori, calciofili in generale) è che il Bologna sia in continuità col passato. Ovviamente tutti (o quasi tutti) sanno chi c’è dietro, tutti conoscono i programmi e nessuno sano di mente può fare parallelismi tra Guaraldi e Saputo, ma negli occhi domenica dopo domenica rimane il risultato sportivo e su questo piano il Bologna non fa ancora abbastanza paura.
Nell’industria del divertimento conta il divertimento, che piaccia o meno, e fino ad oggi, dirlo non è un delitto, ci siamo divertiti così e così. Lasciamo perdere il momento contingente, che nemmeno le malidizioni di Tutankamen possono spiegare, il mio discorso prescinde dalle ultime domeniche ovviamente.
Io credo semplicemente che farebbe un gran bene a tutti aumentare un poco le aspettative sull’immediato e cominciare a regalare qualche caramella (per le torte multipiano c’è tempo) e questo per un motivo essenziale: questa piazza soffre da tempo immemore una crisi di risultati e di fiducia senza pari nel calcio italiano, e una volta vista la luce con Saputo, una volta liberatasi dalla maledizione, una volta che è stata baciata sulla bocca dalla fortuna si ritrova più o meno con gli stessi obiettivi sportivi di sempre.
Questo dà spazio alle becere ragliate degli ignoranti ma anche allo sconforto degli innamorati.
Siamo passati dal non ti amo al ti amo tanto, un giorno staremo insieme per il momento però cerca di essere felice per me che nel frattempo torno a casa con Luca.
Razionalmente non fa una piega, dal punto di vista emozionale la frustrazione di obiettivi sportivi (normali in rapporto alla piazza) è ancora più deleteria della sofferenza per la sopravvivenza. E’ come vincere al Superenalotto e festeggiare in pizzeria con i colleghi di lavoro. In pizzeria sì, ma almeno mi licenzio e do un taglio netto col passato.
Non ho elementi certi per sostenere che l’incremento dei costi necessario a lottare per le prime otto posizioni sarebbe coperto da nuovi ricavi anche in attesa dello stadio nuovo, sono però abbastanza certo che qualsiasi sforzo accessorio (ed il Bfc ne fa tanti e molto bene) per coinvolgere nuovi tifosi è totalmente inutile se continuerà a vendere soprattutto solo il passato remoto ed un futuro ancora lontano.
Fino ad allora saremo questi, siamo questi ad emozionarci per Pascutti, a sognare la trasferta al Camp Nou e a sbavare di gioia quando Krejci punta l’avversario, siamo questi a fare incetta di ciabatte e accappatoi griffati Bfc da regalare ai parenti a Natale.
Per tutta la vita ho desiderato un proprietario come Saputo, non un mecenate ma un uomo d’affari pronto a scommettere sulle potenzialità del Bologna e di Bologna e mai mi sentirete dire che la gradualità con la quale vuole crescere è sbagliata, sto solo parlando del minimo di scala, della base di partenza, del posizionamento che altro non è che l’autopercezione e sfido chiunque abbia il Bologna nel cuore affermare che il nostro posto è la salvezza.
Bene, detto questo raccogliamo i cocci di una squadra sfortunatissima e andiamo a spezzare le ginocchia alla Roma, nella speranza che se ci deve essere un errore sia su un fuorigioco e non su metri di giudizio palesemente poco equilibrati.

Forza Bologna, sempre.

Bente

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