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La mancata partenza di Diawara per la montagna diventa il primo vero banco di prova per una società che deve chiarire a tutto l’ambiente se vuole continuare ad essere una comparsa alla cena dei vip che si accontenta di un selfie oppure vorrà davvero, in un tempo ragionevole, guardare tutti negli occhi.
Certo, è ormai chiaro a tutti che il Bfc non farà follie prima di avere uno stadio nuovo da riempire anche con quei calciatori che i tifosi immaginavano poter vedere un po’ prima, questo però non toglie che l’atteggiamento deve essere quello di chi sa dove vuole arrivare.
Diawara è un ragazzo timido in mano ad un procuratore che prova a forzare la mano al Bologna, e per quanto dispiaccia per questo bimbo cresciuto in fretta, la responsabilità rimane la sua.
Adesso tocca al Bologna e a chi ha lasciato che questa situazione arrivasse ad essere velenosa nel momento del ritiro. In marzo ed aprile, quando la priorità numero uno era disfarsi di Corvino, dovevano essere definite le situazioni di Giaccherini e Diawara per presentarsi alla battaglia estiva in posizione di forza.
Questo l’errore imperdonabile, non un avvicendamento su quella poltrona.
Il banco di prova è quindi soprattutto per Fenucci, molto più che per Bigon.
La reazione istintiva e razionale è che se i contratti valgono per Acquafresca e Pazienza devono valere anche per Diawara,
Tribuna, silenzio stampa, multe, dimenticatoio fino a quando il ragazzo non esce volontariamente dal castigo, e se questo ha un costo lo si paghi perchè è il prezzo per non essere considerati plancton nella vasca delle balene. Si poteva evitare? Certo, anzi si doveva assolutamente evitare, ma ora che siamo in questa situazione proviamo ad essere tutti compatti nel recapitare un messaggio chiaro a Diawara, al suo procuratore e a tutti quelle squadre in fila per approfittarne.
La Ragion di Stato, che prevede mediazoni e soluzioni che a parole ‘vanno bene a tutti’, porta con sé un germe difficile da debellare, quello della debolezza che ti mette regolarmente in posizione di svantaggio quando in futuro provi a fare la voce grossa con un tuo calciatore, un procuratore o un’altra società.
Pensavamo che Diawara potesse diventare il simbolo del Bologna che rinasce, beh, non come lo immaginavamo ma può davvero essere così.

Forza Bologna, sempre.

Bente

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