Rassegna stampa 13/09/2017

Tentennamenti, fazioni e ripicche servono solo a dividere la tifoseria

Domenica all’ora di pranzo il Bologna andrà a giocare a Bergamo e, contro un’Atalanta in crisi, sarà l’ennesimo test che ci dirà se stiamo uscendo da questo momento di fiacca seguito ad una delle più grandi rimonte che si ricordino.
Al fischio finale avremo ancora da giocare otto partite.
Otto, non due.
La situazione è paradossale perché siamo sostanzialmente salvi e gli obiettivi massimi raggiungibili sembrano mancare di appeal. La parte sinistra della classifica o l’ottavo posto che agevola il cammino in Coppa Italia, tutta roba che ad un primo sguardo eccita solo gli animi dei tifosi più incalliti.
Ma se poi finisci quattordicesimo rimani deluso, sprofondi nella mediocrità e ciondoli come quando prendi gol al novantesimo e strappi un punto che alla vigilia avresti firmato.
In pratica abbiamo solo da perdere e questo grazie ad una reazione straordinaria dopo un avvio terribile.
In realtà sarebbe fondamentale chiudere bene perché una realtà emergente è tale se è ambiziosa, se non si accontenta, se fa ogni giorno meglio del precedente. Abbiamo un disperato bisogno di consolidarci, di prendere spazio, di guadagnare rispetto. Per ottenere questo la prima percezione che conta è quella che noi stessi abbiamo del nostro valore e nella nostra memoria rimarrà la soddisfazione di un bel campionato solo se chiuderemo la stagione con entusiasmo.
La stanchezza fisica e mentale, prezzo pagato ad un inizio disastroso, giocherà un suo ruolo.
E questa è l’unica concessione che possiamo fare, perché sul resto, soprattutto in questi primi anni, non si deve transigere. Ogni giorno Diawara veste una maglia diversa, Masina idem e i vari gioiellini sembrano essere esposti in una vetrina natalizia. Certo, questo fa parte delle regole del gioco e della mancanza di percezione a livello nazionale di quello che siamo ora. E questo non significa che il Bologna non venderà alcuni giocatori, significa però che non è un supermarket e che avrà la forza per fare esattamente quello che vuole fare.
La ridda di voci, fino a quando si parla di giocatori, è inevitabile.
Quello che è evitabile invece è leggere di Donadoni su una panchina diversa ogni giorno e quello che è evitabilissimo è quello che ci sta per cadere addosso sui rapporti tra Corvino, Fenucci e Di Vaio.
Tanto per essere chiari: una volta che al Bfc c’è Saputo nessuno di questi quattro è indispensabile.
Di tentennamenti, di fazioni, di ripicche ne abbiamo avute a sufficienza e servono solo a dividere la tifoseria, tolgono concentrazione alla squadra e rallentano i programmi.
Non mi interessa chi ha ragione, non mi interessano i sogni nel cassetto di Donadoni, non mi interessa chi ha detto cosa, mi interessa solamente che nel momento nel quale il Bologna vuole ritagliarsi un ruolo nel calcio italiano tutti siano concentrati sul campo e sulla programmazione del prossimo campionato.
I soldi che finiscono nelle tasche di Donadoni, Corvino, Fenucci e Di Vaio sono soldi veri, le voci sono solo voci e vanno messe a tacere, fa parte del mestiere che non è solo allenare, amministrare, comprare e rivendere e metterci la faccia.
Mi auguro che si possa andare avanti con questo assetto, ma in ogni caso non sarà la fine del mondo, risolvano le loro questioni ed i loro dubbi come vogliono, ma lo facciano in fretta.
Forza Bologna, sempre
Bente
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