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Testa bassa e pedalare

Testa bassa e pedalare

È passata un’altra settimana, c’è un bel sole e manca sempre meno alla fine di questo bel campionato.
A Sassuolo ci si gioca la supremazia regionale, sperando di non doverlo fare con la Spal il prossimo anno.
La Curva Andrea Costa ha comunicato che diserterà la trasferta ed alcuni giocatori, decisamente avviliti dalle scarse soddisfazioni professionali hanno pensato bene di farsi vedere in giro a tarda ora.
Una cena finita tardi, sostiene Di Vaio, o forse addirittura una colazione cominciata prestissimo per presentarsi all’alba agli allenamenti. Niente di straordinario, so’ ragazzi, ma voi pensate che altrove…tutto vero quanto inopportuno e del resto è normale che quando le cose vanno a gonfie vele ti chiedono un selfie e quando vanno a catafascio postano la tua foto in reggiseno sul New York Times.
Raddrizzare (tranquilli) questo campionato è impresa improba, ormai ognuno canta la sua canzone, il tecnico per esempio si decide a cambiare modulo dopo 106 partite e il mister avversario in tribuna stampa candidamente racconta che lo avevano avvisato. Nel primo tempo contro la Lazio i rossoblu hanno fatto due falli, due miseri falli forse dovuti al fatto di non essere riusciti a spostarsi in tempo.
La lista degli scontenti si allunga, da Destro (che mi pare essere un classico “colpadeglialtri”) a Donsah fino a Mbaye, questa è una squadra nella quale ha sempre ragione chi sta fuori ed a star fuori da un po’ di tempo tocca anche a Di Francesco, mai provato da seconda punta e finito ai margini con il rientro di Verdi.
Parlare di tattica e di singoli però è davvero inutile quando il contesto è depresso e allora bisogna alzare lo sguardo e chiedersi: perché il contesto è depresso?
Le responsabilità del mister sono evidenti, tocca a lui tenere il gruppo in tensione positiva, così come vale la pena ribadire che a questa squadra mancano i leader, quelli che quando fai cene lunghe e o colazione prestissimo ti prendono per un’orecchio e la multa la paghi con i decibel della vergogna.
Però il Bfc è entrato nella spirale “si attendono tempi migliori” e questa scarsa concentrazione sull’oggi ha contagiato tutti, inconsapevolmente all’inizio e poi in maniera decisamente troppo palese.
Questa è responsabilità dei dirigenti che evidentemente hanno sbagliato i messaggi o non li hanno saputi trasmettere. Molte, troppe squadre di Serie A hanno pochi obiettivi in un campionato come questo, ma nessuna squadra di Serie A vive la sua gloria solo nel futuro senza pretendere nulla di più del compitino nel presente.
Insomma, per arrivare a giugno facciamo nostro il sempre celebre motto di Zanzi: “Non è il momento di cercare i colpevoli”. E intanto proviamo a recuperare un po’ di dignità a Reggio Emilia, sapendo che la strada del fastidio è stata imboccata e servirà tempo e pazienza per riconquistarsi un po’ di amore.
Non per la maglia, quello non ce lo porta via mai nessuno.
Un consiglio: qualora dopo secoli si riuscisse a combinare qualcosa di buono, evitiamo tweet sui ‘maigoduti’, ditini a zittire qualcuno e altre puttanate già viste su questi schermi perché l’ora del testa bassa e pedalare è appena scoccata.

Forza Bologna, sempre.

Bente

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