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Rassegna stampa 16/06/2019

2018 annus horribilis del Bologna, ma nulla è perduto. Un clima avvelenato non porta alla salvezza

Ieri sera a Napoli si è concluso un vero e proprio annus horribilis per il Bologna, che nel 2018 è riuscito a conquistare solo 6 vittorie in 38 partite di campionato, a fronte di 10 pareggi e ben 22 sconfitte, record negativo tra le squadre attualmente presenti in Serie A. L’ennesimo k.o. dei rossoblù, a secco di successi dallo scorso 30 settembre (sono trascorse 12 giornate, non era mai accaduto), è però arrivato al termine di una gara gagliarda contro un’avversaria priva di tre giocatori fondamentali ma comunque molto più forte. Il rammarico è doppio, perché Poli e compagni erano riusciti a scrollarsi rapidamente di dosso le tossine dello 0-2 rimediato al Dall’Ara per mano della Lazio solo tre giorni prima, e a fornire una prestazione fatta di grinta, lucidità e, finalmente, pericolosità in zona offensiva.
In questo scenario fatto di preoccupazione e amarezza, dove anche la buona sorte (come ricorda forse troppo spesso Pippo Inzaghi in conferenza stampa) non sta aiutando un gruppo che, oltre ad avere delle evidenti lacune, paga sempre a carissimo prezzo gli errori dei singoli, c’è però una buona notizia. Quasi paradossale, ma c’è. Il Bologna, nonostante la miseria di 13 punti in classifica, dista solo tre lunghezze dal quartultimo posto che vorrebbe dire salvezza, occupato ora dall’Empoli. In estrema sintesi: nulla è perduto.
A tal proposito, col massimo rispetto per l’opinione di tutti, ho trovato abbastanza fuori luogo il comunicato diffuso da nove gruppi della Curva Andrea Costa. Nei tempi, perché in questi «quattro anni di mala amministrazione del nostro club», come vengono definiti, ci sono state diverse e migliori occasioni (magari a bocce ferme e non nel bel mezzo di una stagione) per alzare la voce e manifestare la propria perplessità. E nei modi, specialmente per i toni sibillini usati nei confronti di Marco Di Vaio, passato in breve tempo da eroe a «personaggio». Le critiche sull’operato in ambito lavorativo ci possono stare, le allusioni no: o si parla chiaro o, a mio modesto avviso, è meglio rimanere in silenzio.
È innegabile che le condizioni in cui versa la squadra siano anche frutto degli errori di gestione e valutazione commessi dall’attuale società, presidente compreso, ma non va neanche dimenticata la complessità della situazione ereditata e affrontata da Joey Saputo e dai suoi uomini di fiducia. A fine 2014 il club era al punto zero, o meglio al di sotto, in Serie B e nel pieno di una crisi finanziaria. Oggi è in A, chiude il proprio bilancio con un passivo inferiore ai 5 milioni, ha un centro tecnico di proprietà e si appresta a presentare il progetto di restyling dello stadio Dall’Ara. Purtroppo la lista delle cose fatte bene (extra campo) procede parallela a quella delle cose fatte male (rettangolo verde), e non essendo in MLS è comprensibile che la piazza sia delusa, arrabbiata e spaventata dinnanzi alla prospettiva di retrocedere.
A Casteldebole, ma anche a Montreal, c’è però la piena consapevolezza di aver sbagliato diverse mosse e la ferma volontà di porre rimedio, perché al di là dei discorsi su una crescita più o meno graduale non si può prescindere dalla permanenza nel massimo campionato, il bene supremo da salvaguardare con ogni sforzo possibile. La classifica è bruttina ma ancora ampiamente recuperabile, anche se non si potranno sbagliare i prossimi due scontri diretti con Spal e Frosinone, e il mercato di gennaio ‒ come anticipato nei giorni scorsi ‒ sarà sostanzioso.
Avendo il cuore che pompa sangue rossoblù, capisco benissimo quanto sia difficile mantenere la calma in questo momento, senza scivolare nello sconforto o peggio nell’ira. Ma il clima da caccia alle streghe che si è venuto a creare sotto le Due Torri non aiuta e non aiuterà nessuno, anzi, è destinato a scatenare una ‘guerra’ che ci porterà ad accompagnare Inzaghi e i suoi ragazzi nel baratro tra una randellata e l’altra. Anche se adesso per certi versi può risultare difficile, nonostante si tratti della nostra fede calcistica, restiamo tutti accanto al Bologna. E i processi, sperando comunque che non ce ne sia bisogno, rinviamoli a maggio.

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