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Un altro record negativo alle porte, nel prossimo futuro dovremo ancora accontentarci di questo?

Un altro record negativo alle porte, nel prossimo futuro dovremo ancora accontentarci di questo?

Numeri impietosi: 54 sconfitte su 109 gare di Serie A sotto la presidenza Saputo, un’autentica Waterloo che nessuno avrebbe mai immaginato di dover affrontare quando il magnate italo-canadese arrivò sotto le Due Torri. Ben 18 k.o. nella stagione 2015-2016, quella della ricerca di una stabilità e del mantenimento della categoria, 19 in quella successiva, 17 fino ad oggi con ancora 5 partite da giocare (contro Cagliari, Milan, Juventus, Chievo e Udinese). Senza contare le figuracce rimediate in Coppa Italia… Riuscirà Donadoni ad eguagliare o addirittura a battere il record negativo del Bologna targato Scoglio-Radice? Era il campionato 1990-1991, quando i rossoblù di Corioni scivolarono mestamente in B per la seconda volta nella storia dopo 20 batoste. E che batoste! Per citarne alcune, la squadra uscì con le ossa rotte da San Siro (6-0 per il Milan), Bergamo (4-0) e Bari (4-0), senza dimenticare i 4-1 rimediati con Roma e Torino.
Numeri, dicevamo, che non si discostano poi tanto da quelli dei giorni nostri: 6-0 a Napoli, 1-7 al Dall’Ara sempre per mano dei partenopei (peggior sconfitta interna di sempre), poi un’altra figuraccia in casa dei granata (5-1), e via via tanti altri ceffoni in faccia ad una piazza ormai anestetizzata. Riecheggiano ancora, con tanto di striscioni dedicati, le parole dello stesso Donadoni su calcio champagne e biglietti per Madrid, e le scuse di mercoledì sera a Genova non sembrano essere servite. Ormai è evidente, il feeling con la maggior parte della tifoseria si è dissolto, la serenità e l’empatia non sono più di casa. E vallo a confermare ora, nonostante un contratto in essere da 5 milioni di euro, staff compreso… Ma è solo colpa del tecnico? No, le responsabilità sono anche di Bigon, premiato con un altro anno di contratto. Aggiungiamo anche quel distacco che da Montreal si percepisce chiaramente, ed ecco il ‘giusto’ mix: tutti dietro alla lavagna.
Dispiace dover scrivere queste cose, dispiace anche solo doverle pensare. Non si mette certo in dubbio il valore umano di allenatore, direttore sportivo e patron, ma il calcio è uno sport duro, infame, senza pietà, un gioco in cui la signorilità paga zero. Adesso, affinché la speranza di un domani migliore non imploda, servirebbe quella scossa più volte invocata. Se, come sembra, Verdi, Masina, Donsah e Destro (situazione gestita male, malissimo) hanno le valigie in mano, non si può raccontare che «per crescere ancora servono due o tre ritocchi». In tal caso servirebbe un’autentica rivoluzione, altroché… Pericolosa, ma necessaria. Se così non sarà, i tempi che ci apprestiamo a vivere si preannunciano molto complicati.

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