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Voci su Mihajlovic, ma il Bologna crede in Inzaghi. A gennaio due rinforzi per Pippo

Bologna, non resta che lavorare

I due successi in una settimana contro Roma e Udinese avevano dato modo al Bologna di rivedere la luce e agganciare il gruppone di centro-classifica, uscendo dalla zona retrocessione dopo un inizio a dir poco tribolato. Vittorie pulite, limpide, ottenute con sacrificio, lucidità e uno spirito convincente, a dimostrazione di come la salvezza non fosse una chimera ma un traguardo alla portata.
I ritmi frenetici della Serie A, però, non consentono di adagiarsi sugli allori, e nel giro di qualche giorno hanno tolto il sorriso sulle labbra dei tifosi rossoblù. Alla Sardegna Arena, inesorabili, sono riemersi i limiti di un gruppo che evidentemente non è ancora riuscito a trovare una precisa identità, soprattutto sul piano caratteriale. Parlando invece di amalgama, non va mai dimenticato che, oltre all’allenatore, anche gran parte della rosa è cambiata nel corso dell’estate, con l’inserimento di tanti giovani e di giocatori provenienti da altri campionati. E poi gli infortuni, numerosi e pesanti, in particolare quello occorso a Palacio. Tutti questi elementi, comunque, non devono in nessun caso trasformarsi in un alibi.
La sconfitta patita mestamente a Cagliari per mano di una diretta concorrente è solo l’ennesimo boccone amaro ingoiato sul campo negli ultimi tre anni, quasi ci si trovasse in una sorta di buco nero senza riuscire a venirne fuori. Se di tale rendimento negativo non è felice la tifoseria, non lo è altrettanto la società, che pur investendo non riesce ad ottenere risultati positivi e in grado di valorizzare quanto fatto in sede di mercato. Statene certi, anche negli uffici di Casteldebole il dispiacere e la frustrazione sono tangibili, perché non riuscire nell’intento di dare alla piazza una squadra di cui andare fieri rappresenta un fardello non indifferente.
Ma così è, da Donadoni a Inzaghi ‒ per ora ‒ non è cambiato nulla, quella del salto di qualità puntualmente fallito è una malattia ormai divenuta cronica e per la quale sembra difficile trovare una cura. Cinque sconfitte in otto partite, nessuna rete in trasferta e solo due match in cui i felsinei sono andati a segno, appunto contro Roma e Udinese. È ancora presto per strapparsi i capelli guardando la classifica, di tempo per recuperare ce n’è eccome, tuttavia i pensieri negativi aumentano giorno dopo giorno in virtù delle prestazioni offerte e di un ambiente ormai assuefatto alla sconfitta, alla delusione e di conseguenza alla mediocrità.
Non resta altro da fare che lavorare con tanto impegno e pazienza, con l’obiettivo di salvaguardare il bene supremo della massima categoria. Manca il numero 10 sulle maglie rossoblù, manca qualità e si vede. Questo è forse l’unica critica che si può già muovere al d.s. Bigon, in attesa di capire quale sia il vero volto del Bologna 2018-2019. Una mancanza non da poco, certo, ma ormai è fatta, fino a gennaio non si potrà porvi rimedio (se non magari utilizzando un po’ di più Orsolini). Ci sarà da lottare fino alla fine, sarà probabilmente una stagione più tribolata rispetto a quelle passate, ma non è scritto da nessuna parte che non si possa salvare la pellaccia.

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