Da Donadoni a Destro, dalle scelte della società alla depressione della piazza: i 10 problemi del Bologna

Il Bologna va in ritiro: è troppo poco, ed è troppo tardi

Too little, too late, dicono dall’altra parte dell’oceano. Troppo poco, troppo tardi. Dopo trenta punti in trentacinque partite, due vittorie nelle ultime dieci gare disputate, una strenua difesa del progetto da parte di tutta la società, e le accuse di ingratitudine e negatività nei confronti di chi si azzardava a far presente che le cose in casa Bologna non stessero andando per il meglio, ecco la sorpresa: in casa Bologna ci si è accorti che le cose non stanno andando per il meglio.
Non si spiega altrimenti la decisione di mandare la squadra in ritiro da stasera fino a domenica, giorno in cui i rossoblù dovranno affrontare una delicata sfida contro il Verona. Una scelta un po’ incoerente, se si pensa a quelle che sono state finora le dichiarazioni dei vari dirigenti. Se l’obiettivo stagionale era ed è rimasto quello di fare un punto in più rispetto all’anno scorso, la media tenuta fin qui dal Bologna fa credere che verrà raggiunto. E poi i traguardi dal decimo posto in su erano stati più volte bollati come irrealistici, almeno nel presente, quindi non c’è nulla di strano nel fatto che la parte sinistra della classifica sia più distante di quanto non lo sia la zona calda.
Cosa c’è che non va, allora? Forse negli uffici di Casteldebole inizia a farsi largo l’insostenibile dubbio che i ‘maigoduti’ avessero ragione? In effetti, dare dal fatalista ad un passeggero del Titanic che, con una goccia di sudore freddo sulla fronte e un filo di voce, fa notare che c’è un leggerissimo squarcio nella carena della nave, è un modo non troppo furbo di morire. Perché certo, ormai lo hanno capito anche i piloni del Dall’Ara: la priorità di Saputo è tenere sulla linea di galleggiamento i conti del club e la squadra stessa, fino a che lo stadio non sarà messo a nuovo. Già… Ma quello stadio, da chi sarà riempito?
Non per fare il menagramo, ma penso sia opportuno sottolineare come uno degli obiettivi fosse quello di far divertire la piazza e avvicinarla sempre di più ai ragazzi in maglia rossoblù. In tal senso, il bersaglio è stato mancato e non di poco. Il caro vecchio Dall’Ara non si sta riempiendo ma progressivamente svuotando, e non potrebbe essere altrimenti data la pochezza di gioco, carattere e grinta che viene messa in mostra ogni domenica. Sul piano sportivo il progetto fa acqua da tutte le parti, tanto per restare in tema Titanic, prescindere dal fatto che al 99% il Bologna giocherà in Serie A anche il prossimo anno. Non è abbastanza, ed è ora di iniziare a rispedire al mittente l’elegia di Saputo che viene declamata ogni qualvolta gli si muove una critica. Il fantozziano «è un bel presidente, è un santo!» ha stancato, ed è totalmente controproducente.
Amare non significa tapparsi gli occhi davanti ai difetti, questo si chiama mentire a se stessi. Ma se l’amore è per l’appunto l’alibi che ha spinto una parte della tifoseria a tapparsi gli occhi fino ad oggi, a Casteldebole, invece, che scusa hanno? Come giustificheranno l’aver sempre cercato di mascherare la realtà delle cose, fino a quando hanno capito che il tappeto non era abbastanza grande per tutta quella polvere? Il ritiro sa di ultima spiaggia ma, se solitamente è da intendersi come ultima speranza di una squadra in crisi, in questo caso va visto come estremo tentativo di raccapezzarsi di una società che non sembra avere idea di che pesci pigliare.
Se gli obiettivi fissati ad agosto erano appunto quelli di raccogliere un punto in più dello scorso anno, possibilmente facendo crescere qualche giovane (altro discreto fallimento), e fidelizzare la tifoseria, perché ad esempio non è stato deciso un cospicuo sconto dei biglietti per la partita contro il Verona, invece che mandare la squadra dietro alla lavagna? No, meglio mostrare un pugno di ferro a cui nessuno crede. Decisamente troppo poco, e troppo tardi.

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