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Rassegna stampa 13/11/2019

Destro, i gol pesanti oltre ogni critica. E la saggezza di Mihajlovic oltre ogni divisione

I grandi giocatori sono quelli che fanno sempre discutere, nel bene e nel male. In questo caso parliamo di Mattia Destro, colui che divide la piazza felsinea tra quelli che non gliene perdonano una e quelli che invece ne comprendono e apprezzano le caratteristiche peculiari. Mattia non è un Palacio, non è il fuoriclasse che si carica la squadra sulle spalle, bensì un formidabile rapinatore d’area. È l’attaccante dei gol da sottomisura, talvolta ‘sporchi’ (talvolta, perché i piedi del numero 22 sono educati e nel suo repertorio non mancano i colpi di qualità): alcuni esempi calzanti sono le reti segnate a Genoa, Sassuolo, Milan, Lazio e, proprio ieri, Augsburg. «Eh ma è un errore del portiere», dirà l’osservatore più disattento. Non funziona così, in quella situazione ti devi far trovare pronto e al posto giusto, mica facile.
Negli ultimi anni c’è addirittura chi ha osato avanzare il paragone con Robert Acquafresca: con tutto il rispetto per l’ex attaccante rossoblù, sono due mondi distanti anni luce l’uno dall’altro. Ma tant’è, spesso e volentieri si continua a sputare fiele contro Destro e ci si rode il fegato per una conferma voluta fortemente da Sinisa Mihajlovic, sparando sentenze che comunque fanno trapelare una scarsa competenza in materia calcistica. Ma cosa è successo nelle scorse quattro stagioni? Andiamo a riviverle insieme. Chi ha un po’ di sale in zucca capirà come sotto le Due Torri siano passati allenatori che non hanno saputo valorizzare il centravanti di Ascoli (che ci ha anche messo del suo, ed è il primo a saperlo) o, peggio, gli hanno proprio dato battaglia.

2015-2016 (27 presenze, 8 reti) – Mattia fa molta fatica ad inserirsi in squadra, un po’ come tutto il Bologna ad amalgamarsi, e infatti nelle prime 10 giornate di campionato le sconfitte sono ben 8. Decisivo l’arrivo in panchina di Roberto Donadoni per spezzare la maledizione: 3-0 all’Atalanta, il primo sigillo e la lunga corsa liberatoria sotto la Curva. Di quella stagione rammentiamo anche la doppietta rifilata al Napoli capolista, il gol dal dischetto alla Roma sotto il diluvio, poi il brutto infortunio rimediato nella sfida di San Siro contro l’Inter e stagione finita ai primi di marzo. Senza il pestone di Miranda, quegli 8 gol sarebbero presumibilmente stati di più.

2016-2017 (30 presenze, 11 reti) – Una lenta ripresa dall’infortunio, due doppiette contro Pescara e Udinese, il suo zampino con Atalanta, Sassuolo, Cagliari, Palermo, Inter e Sampdoria. Decisivo contro il Crotone. Eppure, quel suo fare ciondolante che in alcune circostanze lo rende avulso dalla manovra, a qualcuno inizia a far storcere il naso. Un po’ di fischi, i primi dubbi da parte dello staff tecnico.

2017-2018 (26 presenze, 6 reti) – Come score la stagione peggiore, ma non per colpa sua. A far uscire dai radar Destro proprio nel suo momento migliore (4 centri in 8 partite) è Donadoni, che decide di panchinarlo ed escluderlo dai titolari senza un vero perché, inserendolo spesso e volentieri come rincalzo a pochissimi minuti dalla fine. Bocciatura, rapporti tesi, forse anche qualcosa di più, eppure una media gol importante (e pesante in positivo sulla classifica del Bologna) in relazione ai minuti giocati.

2018-2019 (17 presenze, 4 reti) – Appena 486 i minuti in campionato per il numero 22, con un Pippo Inzaghi che lo costringe in maniera cocciuta alla panchina in una squadra che non sa segnare nemmeno con la matita. Quando arriva Mihajlovic, però, la musica cambia. Destro si sente apprezzato e coccolato, avendo finalmente trovato qualcuno che crede in lui al 100%, e nonostante un infortunio muscolare rimediato esultando dopo il pesantissimo gol al Sassuolo riesce a dare il meglio di sé (4 gol e 1 assist in 6 spezzoni di partita), tanto da meritare la riconferma per la stagione successiva.

Senza voler fare troppi i sentimentali, vogliamo comunque sottolineare come durante una recente intervista concessa a Sky Sport 24 nel ritiro di Castelrotto, Mattia si sia commosso parlando proprio di mister Mihajlovic. Non è da tutti, così come non è da tutti capire di calcio.

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