Da Donadoni a Destro, dalle scelte della società alla depressione della piazza: i 10 problemi del Bologna

Donadoni senza più alibi, tre anni di nulla. È ora di cambiare

Un avvio più che soddisfacente, in linea con le partenze di Roberto Donadoni da quando è tecnico del Bologna. Sconfitte contro Napoli e Fiorentina, certo, ma pur sempre una squadra in grado di dare filo da torcere alla cosiddette ‘grandi’, tanto da meritare un punto contro l’ottima Inter di Luciano Spalletti. Fa seguito l’illusione. Tre vittorie consecutive che lanciano i rossoblù al settimo posto in classifica, e con esse il via ai sogni di gloria. Che ci stanno da parte del tifoso, perché bisogna godersi il momento positivo, essere felici, anche se magari è una soddisfazione probabilmente destinata a scemare. Appunto. Tre k.o. di fila, con tanto di alibi preconfezionato: «Eh ma sono avversarie di alto livello, ci sta di perdere». Questa mentalità non paga e anzi, fa più male che bene, è una sorta di rassegnazione cronica.
Ma veniamo all’oggi, con il Bologna che aveva il dovere di cambiare marcia al proprio campionato, indirizzarlo verso la parte sinistra della classifica e tentare di spogliarsi da quella pochezza che da anni attanaglia un gruppo pressoché incapace di trovare continuità e regalare sussulti ad una piazza innamorata e sempre fedele. Nulla da fare, inesorabile anche il quarto stop, al Dall’Ara dinnanzi al Crotone (grande cuore e organizzazione, ci mancherebbe, ma non esattamente il Real Madrid), una batosta che nessuno si sarebbe immaginato e che molto probabilmente segnerà il cammino di questa stagione. Uno schiaffone che fa malissimo.
In pochi si espongono, quasi nessuno alza la mano tra coloro che forse dovrebbero, allora lo facciamo noi: Donadoni va allontanato e con effetto immediato, pur ringraziandolo per le due salvezze conquistate con serenità. È altresì vero che non si può sempre guardare chi sta peggio. Ma tanto questo esonero non andrà mai in scena, difficilmente verrà presa una decisione così drastica, il prolungamento del contratto fino al 2019 è un’ulteriore blindatura alla posizione dell’allenatore bergamasco. Mettiamoci quindi l’animo in pace, sarà un altro anno e mezzo di noia, insuccessi e conferenze stampa con la stessa routine di parole alla ricerca della scusa di turno e di un colpevole, che altri non è se non il tecnico stesso. I campionati del Bologna targato Donadoni sono sempre gli stessi: partenza discreta, brusca frenata, mediocrità. È così evidente…

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