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È il momento dell’unità, su tutti i fronti

È il momento dell’unità, su tutti i fronti

Per quanto possa sembrare paradossale o consolatorio, non è questo il momento di guardare i numeri. Che sono disastrosi, è evidente. Ma compulsare la cartella clinica del malato non lo aiuta certo a guarire. Fin qui, la marcia del Bologna di Inzaghi (0,66 a partita) non è stata molto diversa da quella di Mihajlovic (0,80). Nessuno però, al di là di questo risibile passo avanti, negherebbe i miglioramenti oggettivi della squadra sotto la nuova gestione tecnica. Se una cosa è stata guadagnata, in quest’ultimo mese, è la consapevolezza di poter giocare e (addirittura!) vincere contro chiunque. Non è poco.
Tuttavia, il tempo che resta è scarso. E solo la certezza di poter essere artefici del proprio destino (concetto su cui giustamente insiste Sinisa) può aiutare a non farsi travolgere dallo scoramento. Un anno fa la Spal era terzultima alla 26^ giornata. Due anni fa il Crotone stagnava a quota 13 al penultimo posto. I numeri, insomma, non hanno mai condannato nessuno a dodici turni dalla fine. Ma bisogna crederci e non nascondersi dietro le scuse.
In questa squadra ci sono troppi uomini a fine carriera o in una parabola calante. Troppi pure gli stranieri che da un’eventuale retrocessione otterrebbero, né più né meno, un trasferimento verso altri lidi, senza interrompere il percorso della loro carriera. Il Bologna di oggi, invece, ha bisogno di identità, di leader, di trascinatori. Ce ne sono? Mihajlovic ha il compito di indicarli. Ma non è un bel segnale che dopo la sconfitta di Udine due veterani come Dzemaili e Danilo abbiano espresso concetti sostanzialmente opposti (in soldoni: «Ora almeno giochiamo bene» e «Ma che ce ne facciamo di esser belli se non arrivano i punti?»).
È il momento dell’unità, su tutti i fronti. Altre squadre, meno attrezzate, hanno centrato l’obiettivo partendo da situazioni ben più svantaggiate di questa. Chi se lo dimentica può già guardare dove si mangia il miglior tartufo a Perugia e dintorni.

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