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È successo l'evitabile

È successo l’evitabile

Le statistiche dicono che il Dall’Ara si sta svuotando, e non è una questione prettamente dovuta alla stagione metereologica.
Si sta perdendo il feeling. Qualcosa è cambiato, in peggio.
«Per amore, solo per amore».
Amore per cosa? Per una squadra che non lotta, per una dirigenza fantasma, per un allenatore che ormai si aggrappa a specchi consumati e stride anche agli occhi degli innamorati cronici di questi colori? Sì, proprio loro, quelli che nonostante tutto hanno sempre cercato un lato positivo, ma ora vedono grigio scuro.
Eppure tutto questo era evitabile.
Eppure tutto questo è successo.
È successo e sta succedendo anche a me, che sono andata fino a Pescara, Avellino e Frosinone, con un entusiasmo senza pari, che ho sempre vissuto lo stadio come una festa anche sotto ore di pioggia incessante o sole cocente.
Qualcosa si è rotto, forse è morta la speranza.
Intendiamoci: la speranza non di arrivare in Europa League, ma di cambiare mentalità, di cominciare a far divertire i tifosi, di trovare continuità di rendimento e avere finalmente una società di cui andare fieri, una società che all’occorrenza batta i pugni sul tavolo per farci rispettare.
Eh sì, il rispetto…
Rispetto per chi paga un abbonamento, per chi adora la maglia rossoblù, per chi dagli spalti l’ha onorata per anni in questo stadio e in molti altri.
Rispetto forse anche di sé stessi, perché ogni tanto bisogna trovare l’onestà intellettuale di dire basta, di dire «abbiamo sbagliato», di fare scelte diverse.
Cambiare non è sinonimo di paura, anzi, e ammettere i propri errori sarebbe l’unica cosa da fare prima di naufragare definitivamente.
Siamo allo sbando e anche l’ultima scintilla di entusiasmo, residuo di un fuoco che ha trascinato tanti cuori rossoblù in giro per l’Italia nell’anno della promozione, sta per spegnersi.
Via Donadoni, ormai ha giocato tutte le sue carte. Talvolta il caso ha voluto che pescasse un jolly, ma questo non basta e non può bastare. Donadoni ha passato l’ultimo anno e mezzo a dare mezze spiegazioni, a dire che bisogna crescere ma che comunque non siamo poi così male. Tanto, il nostro obiettivo è la salvezza, magari con un punticino in più del campionato precedente.
Stessa cosa hanno fatto Fenucci e Bigon.
Bigon che qualche colpo l’ha azzeccato, ma i giocatori da soli non bastano se poi c’è un progetto sportivo senza reali ambizioni.
Il trend è questo: dichiarazioni per giustificarsi e poi non cambiare nulla.
Bologna si è stancata di doversi accontentare ancora, perché non lo merita.
Saputo, dal canto suo, ha la colpa di aver scelto questi emissari e di non aver mai preso veramente le redini del club, quando invece a noi un presidente presente e decisionista servirebbe moltissimo.
Per l’umore, per la squadra, per dare segnali ai tifosi e anche alla Lega.
Domenica sono volati fischi. Ancora…
Io purtroppo credo che i diretti responsabili abbiano fatto finta di non sentirli, perché qui non si vuole sentire e non si vuole vedere.
Se si continua così, il primo passo è essere risucchiati in zona retrocessione, e il secondo è uno stadio vuoto.
Presidente, è ora di cambiare. È successo l’evitabile e ora bisogna scendere in campo, prendere provvedimenti e cercare di rimediare, prima che l’amore finisca e restino solo i freddi numeri di un bilancio.

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