Rassegna stampa 11/04/2018

Gli errori e le difficoltà non possono cancellare il valore di Joey Saputo

Fermiamoci un attimo, facciamo un lungo respiro e riavvolgiamo il nastro ricordando cosa accadde nel giugno del 2014. Il Bologna era appena retrocesso sotto la gestione di Albano Guaraldi, e le speranze di sopravvivenza erano ridotte al lumicino. Le finanze erano in rosso, lo spettro del fallimento aleggiava minaccioso, e solo grazie allo sforzo di alcuni dei soci di allora (tra cui Gianni Morandi) si riuscì ad iscrivere la squadra al campionato al termine di una disperata corsa contro il tempo. Decisivo fu anche il contributo di Andrea Abodi, in quel periodo a capo della Lega Serie B, che fece tutto il possibile per venire incontro ai rossoblù e non far scomparire dal calcio professionistico uno dei club più blasonati d’Italia.
C’erano però ancora da risolvere i tanti problemi economici che affliggevano una società tenuta insieme con il nastro adesivo. Era il 15 ottobre del 2014 quando, dopo un’estenuante trattativa, l’avvocato newyorkese Joe Tacopina divenne il trentesimo presidente del Bologna. Poi l’insediamento, la presentazione della nuova dirigenza in Terrazza Bernardini, sorrisi a non finire e tanto entusiasmo. Di lì a poco, però, il progetto di Tacopina si rivelò meno solido del previsto, e solo grazie all’intervento in prima persona dell’azionista di minoranza Joey Saputo (divenuto poi chairman) il Bologna riuscì finalmente a rivedere la luce.
Nel gennaio successivo, con Pantaleo Corvino come responsabile dell’area tecnica, un mercato di riparazione importante per rinforzare una rosa comunque valida, merito dell’ottimo lavoro svolto in estate dal precedente d.s. Filippo Fusco, chiamato ad operare in condizioni più che precarie. Pur con qualche sofferenza di troppo, per usare un eufemismo, ecco la promozione in A attraverso i playoff e una notte magica e indimenticabile, quella del 9 giugno 2015. L’intero popolo rossoblù fece festa per il ritorno tra le grandi, ma ancora di più per la dolce consapevolezza di aver finalmente trovato una società solida e ambiziosa.
A distanza di quasi tre anni da quel tripudio di colori ed emozioni, il momento che stiamo vivendo è senza dubbio il più complicato dell’era Saputo. Tre stagioni in cui la squadra non è mai stata capace di far breccia nel cuore dei tifosi: numerose le sconfitte (specialmente in casa), troppo spesso sbagliato l’atteggiamento dei giocatori, insufficiente l’apporto fornito alla causa dall’allenatore Roberto Donadoni, rivedibile in alcune circostanze il modo di operare ma anche di porsi da parte dei dirigenti, discutibili anche alcune scelte e decisioni dello stesso patron. In men che non si dica, si è passati da un clima totalmente euforico ad un desolante grigiore, con tanto di fischi e piccole contestazioni.
Perché questo lungo rewind? Perché adesso ogni vero tifoso bolognese è chiamato a dimostrare fiducia verso un uomo che tanto ha fatto per il club, nonostante gli errori commessi e i modesti risultati ottenuti finora sul campo. Joey Saputo ha già sborsato oltre 100 milioni di euro e altri ne metterà sul tavolo, ha rilevato e ristrutturato il centro tecnico di Casteldebole, e sta lavorando per dare nuova vita allo stadio Dall’Ara. È vero, la piazza non ha ancora avuto una squadra all’altezza della situazione, «una squadra di cui andare fieri» per usare le parole esatte del presidente, che ormai dovrebbe aver capito che una semplice salvezza non sarà mai ben accetta da queste parti. A volte, però, è bene ricordare chi ci ha dato la possibilità di parlare ancora di calcio ad alti livelli sotto le Due Torri, chi ci ha garantito l’oggi e anche il domani. La critica non deve e non dovrà mai mancare, ma nemmeno la riconoscenza.

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