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Il Bologna è cambiato, sì. Ma in meglio

Il Bologna è cambiato, sì. Ma in meglio

Valutare oggi il Bologna, a più di un mese dalla fine del calciomercato, sapendo quanto e cosa può cambiare durante il campionato, è un esercizio inutile come preparare una pista da biglie in riva al mare. Troppe le incognite sui nuovi acquisti e sull’impatto che potrà avere l’assenza (speriamo il più breve possibile) di Sinisa Mihajlovic. Ma queste sono incognite, appunto. Lo scorso anno, invece, era una certezza il fatto che i rossoblù avessero imboccato una strada sbagliata fin dalla prima giornata, schierandosi con un modulo che vanificava sistematicamente le iniziative offensive e tagliava dai giochi uno degli elementi su cui oggi si fonda il nuovo corso: Riccardo Orsolini. Marcare questa differenza dovrebbe già renderci abbastanza sicuri che non affronteremo un girone d’andata come quello della passata stagione.
Schouten, Skov Olsen, Denswil e Tomiyasu sono esperimenti rischiosi? Certamente, come tutti gli stranieri al debutto in Serie A. Ma vogliamo considerare quanto più rischioso era presentarsi in campo con una difesa a tre guidata da Helander? Destro è passato da zavorra a leader dell’attacco. E allora? Lo scorso anno, ai nastri di partenza, la situazione era la medesima, ma con l’aggravante che alla prima emergenza (Palacio k.o.), Mattia non era più un giocatore motivato per cambiare le sorti sue e della squadra. Oggi, invece, è un calciatore responsabilizzato e capace di incidere nuovamente (sulla carta, ma è sempre sulla carta che si fanno le previsioni). Capitolo esterni: lo scorso anno ci siamo presentati al via senza avere la minima idea di cosa fossero. Si giocava col 3-5-2, dopo anni di 4-3-3. Beh, la rivoluzione abbiamo visto a cosa ha portato. Ma in undici mesi siamo stati in grado di riallestire una formazione che sugli esterni propone appunto Orsolini (nazionale Under 21), Sansone e Skov Olsen, uno che all’occorrenza può essere impiegato in tutti i ruoli dell’attacco.
Infine, la società: lo scorso anno era evidente come tutto il peso della stagione fosse riversato sulla personalità di Pippo Inzaghi, scommessa rovinosa, col senno del poi. Quest’anno Joey Saputo ha capito che i soldi è meglio spenderli prima, anziché correre ai ripari dopo (e quei ‘ripari’, ovvero i riscatti di Sansone e Soriano, sono costati la bellezza di 15 milioni). La mentalità è cambiata a tutti i livelli. La dirigenza ora non è più divisa attorno ai destini di un allenatore (tenerlo o cacciarlo? Il club è andato avanti con questo dubbio per quattro mesi, rischiando la Serie B a furia di tentennare). La malattia di Mihajlovic, che abbracciamo forte e a cui auguriamo il meglio per il futuro, sta inoltre consolidando un senso di responsabilità nuovo e diverso, al quale nessuno può sottrarsi. Il Bologna è cambiato, sì. Ma in meglio. Basta solo accorgersene.

© Riproduzione Riservata

Foto: bolognafc.it