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Il cipiglio di vedere a tutti i costi una crepa

Il cipiglio di vedere a tutti i costi una crepa

A chi ancora ha il coraggio di eccepire su primi tempi mal giocati dal Bologna, vorrei avere il potere di somministrare i secondi tempi degli ultimi quattro anni, a nastro continuo, con i divaricatori di kubrickiana memoria per tenere le palpebre aperte. Forse non è bastato un quadriennio trascorso a perdere una partita su due (pure con l’abbuono di qualche decimale), se ancora certi rigurgiti fanno sentire il bisogno di lamentare «l’approccio sbagliato della squadra», come se nel calcio si giocassero due campionati, uno per lo scudetto dei primi tempi e uno per i secondi (nel dubbio, saremmo retrocessi in entrambe la categorie).
Il problema è che questo genere di geremiadi proviene ormai da una generazione che anagraficamente non può aver mai visto buon calcio a Bologna, se non qualche zaffata inalata ai tempi del primo Maifredi, a meno di considerare ‘calcio champagne’ anche la cavalcata in Serie C di Ulivieri, che però, appunto, si muoveva in terza serie, tra il campo del Leffe e quello del Cosenza. Comincio allora a pensare che chi ha alzato e continua ad alzare il ditino contro questo Bologna abbia solo due motivi: a) una forma di grave prostrazione della memoria a breve termine; b) una tendenza cronica all’incapacità di vedere le cose per quelle che sono.
Nel primo caso, basta un ripasso della storia, deficit curabile con il pretesto dell’imminente celebrazione dei centodieci anni del club; nel secondo, non basteranno nemmeno dieci altre imprese come quelle di Brescia, perché il cipiglio di vedere a tutti i costi una crepa nella struttura avrà sempre la meglio. Poi un giorno spiegheranno quanto tutto questo costa loro in analisi.

© Riproduzione Riservata

Foto: bolognafc.it