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La guerra dei poveri

La guerra dei poveri

Il Bologna respira, è vivo. Parto subito da una premessa: testa bassa e pedalare, perché siamo ancora terzultimi e attualmente in Serie B. Lo dice la classifica, che premierebbe per differenza reti l’Empoli. Però contro la Roma i rossoblù hanno avuto una netta inversione di tendenza, dimostrando che in questo campionato se la possono giocare e che la salvezza non è più una chimera, come invece era sembrato in precedenza. Sfatato finalmente anche il tabù che non ci dava vittoriosi contro una big, dopo quasi mille giorni senza riuscire nell’impresa. Tre punti che riagganciano Dzemaili e compagni al treno di medio-bassa classifica, tre punti che permettono di andare a Torino contro la Juventus con ritrovato entusiasmo.
Nemmeno il tempo di gioire che subito sui social (il male assoluto dei nostri tempi) sono ripartiti gli ormai consueti battibecchi tra ‘maigoduti’ e ‘sempregoduti’. «Su dal carro, giù dal carro», la più grande cretinata inventata sotto le Due Torri. È la guerra dei poveri. L’amore per la propria squadra del cuore è vissuto in modi differenti: chi sostiene che in ogni occasione bisogna starle accanto e perdonarle tutto, chi invece nei momenti difficili la pungola. E poi c’è la critica dei giornalisti, visti come il fumo negli occhi ma che devono raccontare la verità per quello che è, non per come vorrebbero sentirla i tifosi (quali peraltro noi di ZO siamo). Criticare non vuol dire non amare, vale nel calcio come nella vita, perché anche nella coppia più affiatata possono esserci delle liti e non per questo venire a mancare il sentimento.
Il più delle volte, una scossa si rende necessaria. Non dimentichiamoci mai che la maglia resta, mentre i giocatori passano. E non sempre chi indossa i colori di un club lo fa con la giusta mentalità, tanto l’anno successivo potrà sempre andare alla ricerca di una nuova collocazione sul mercato e chi s’è visto s’è visto. Su questo non cambierò mai idea, è il mio modo di essere: criticare quando le cose vanno male (per amore), rendere onore quando vanno bene (sempre per amore). L’ho già scritto pochi giorni fa, il male di questa città è chi si accontenta e si fa andare sempre tutto bene.
Infine, mi hanno dato grande dispiacere i tanti video di tifosi romanisti che sul Web hanno attaccato la Roma deridendo il Bologna. «Come si fa a perdere con una squadra così scarsa», «abbiamo fatto segnare pure Mattiello e Santander», «che vergogna prenderne due da dei morti», e tante altre frasi dello stesso tenore che si sono aggiunte alla molto più signorile ma altrettanto fastidiosa dichiarazione di Daniele De Rossi al termine del match di ieri: «Per battere Bologna e Chievo, con tutto il rispetto, non c’è bisogno di Guardiola in panchina». Sì, sono dispiaciuto. Avrei preferito sentire commenti tipo: «Il Bologna ha dei buoni valori, prima o poi doveva rialzare la testa». Evidentemente ora non è così, la partenza non è stata delle migliori e quindi siamo visti come una squadretta qualsiasi, dallo scarso valore tecnico e un po’ in confusione. Mi auguro davvero che la società, negli anni, possa strapparsi e strapparci di dosso questa frustrante etichetta.

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