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Lancio, assestamento, nuovo rilancio

Lancio, assestamento, nuovo rilancio

Joey Saputo non ha bisogno di essere difeso e, salvo qualche isolato calo di popolarità, è rimasto sempre protetto dal grande ‘mistero’ che ha contraddistinto la sua discesa in campo a Bologna: ma cosa avrà spinto un miliardario canadese a investire così tanti soldi proprio qui? La domanda che per molti adombra chissà quali retroscena, a noi deve solo far sorridere. Perché mentre ancora qualcuno si scervella per capire i fini ultimi di quei 160 milioni investiti in cinque anni, assistiamo al progressivo declino di squadre che un tempo non ci saremmo sognati nemmeno di chiamare rivali: Fiorentina, Sampdoria, Genoa e Udinese, per dire quattro nomi a portata di esempio.
Sul piano dei risultati sportivi, cinque anni di Saputo hanno fruttato una promozione in Serie A (prima di lui il tempo minimo di risalita era di tre stagioni) e il secondo miglior piazzamento degli ultimi diciotto anni in massima serie. Troppo poco per un quinquennio contraddistinto – anche – dal record di sconfitte (21) in un singolo campionato e dal più pesante k.o. interno di sempre (1-7 contro il Napoli)? Forse, ma se consideriamo gli obiettivi dichiarati e i risultati ottenuti vediamo una sostanziale sovrapposizione.
Saputo si è presentato promettendo piani triennali con rilancio graduale degli obiettivi, delineando una sorta di andamento dialettico hegeliano ‘lancio-assestamento-nuovo rilancio’: tolta la stagione in B, comunque vittoriosa, i primi tre anni sono scivolati via in maniera anonima sotto una gestione di carattere conservativo, attenta a non disperdere i talenti e a rivendere al meglio quelli monetizzabili (Diawara e Verdi).
Di questo triennio non rimarrà traccia nelle nostre memorie, ma in quella del presidente sì. Perché gli ha insegnato che in Serie A, quando non giochi per vincere, devi giocare almeno per divertire. E infatti i progressi si sono cominciati a vedere, seppur a scoppio ritardato, al quarto anno, con un tecnico sbagliato preso al momento sbagliato ma sostituito nel migliore dei modi, e con una squadra farcita di uomini esperti, non di mezze promesse tanto per sbandierare l’inapplicabile cultura del giovanilismo all’atalantina.
Quando iniziò a giocare la sua partita italiana, Saputo si mise al tavolo per trattare Giovinco, che alla fine preferì farsi ricoprire dai miliardi del Toronto FC anziché scendere in cadetteria per diventare l’uomo immagine di una risalita e di un progetto allora ancora molto vago. Impossibile dargli torto, per quella scelta. Ma non siamo affatto certi che oggi il buon Sebastian rifarebbe altrettanto.

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